Gennaio 2014

Fin dai primi giorni del suo pontificato, Papa Francesco non ha esitato ad esortare i fratelli nella fede a superare le diversità, per lavorare in sinergia per la comunicazione e la testimonianza del Vangelo. Un tema che ha proposto a più riprese. «L’unità è superiore ai conflitti – ha detto nell’udienza del 19 giugno scorso – . L’unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore perché ci liberi dalle tentazioni della divisione, delle lotte tra noi, degli egoismi, delle chiacchiere…Quanto danno arrecano alla Chiesa le divisioni tra i cristiani, l’essere di parte, gli interessi meschini! Le divisioni tra noi, ma anche le divisioni fra le comunità: cristiani evangelici, cristiani ortodossi, cristiani cattolici, ma perché divisi? Dobbiamo cercare di portare l’unità. Vi racconto una cosa: oggi, prima di uscire da casa, sono stato quaranta minuti, più o meno, mezz’ora, con un Pastore evangelico e abbiamo pregato insieme, e cercato l’unità. Ma dobbiamo pregare fra noi cattolici e anche con gli altri cristiani, pregare perché il Signore ci doni l’unità, l’unità fra noi. Ma come avremo l’unità fra i cristiani se non siamo capaci di averla tra noi cattolici? Di averla nella famiglia? Quante famiglie lottano e si dividono! Cercate l’unità, l’unità che fa la Chiesa. L’unità viene da Gesù Cristo. Lui ci invia lo Spirito Santo per fare l’unità»
Papa Francesco, però, non si accontenta di stimolare l’incontro con i nostri fratelli nella fede, dimostra, infatti, attenzione ed apertura anche nei confronti dei credenti di altre religioni, come è emerso in occasione della giornata di preghiera e digiuno da lui promossa per scongiurare il pericolo di una guerra in Siria.
Il coinvolgimento dei fratelli di altre confessioni religiose in Papa Francesco è, inoltre, in linea con il suo persistente invito a raggiungere le periferie esistenziali, dovendo ciascun battezzato «allargare i confini della fede» (Messaggio per la Giornata Missionaria mondiale) e vincere la tentazione della chiusura e dell’autoreferenzialità perché «quando la Chiesa diventa chiusa si ammala… Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che escono di casa e vanno per la strada: un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura! …Uscite!» (Omelia di Pentecoste, 18 maggio).
È, infatti, la testimonianza della vita che affascina e porta a ringraziare, al di là del credo a cui si aderisce; a questo proposito, Papa Bergoglio, ricordando Afra Martinelli, missionaria laica bresciana uccisa in Nigeria, evidenziava che per la sua morte avevano pianto cristiani e musulmani poiché «il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa che riscalda l’anima» (Angelus del 20 ottobre).
Accogliere e rispettare le diversità anche di carattere religioso non significa, tuttavia, livellarsi o lasciarsi scalfire da crisi di identità spirituale, poiché «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre» (Eb 13,8), e con forza e determinazione continuiamo ad annunciarlo e a testimoniarlo, lasciando allo Spirito la cura del seme della Parola da noi tanto indegnamente sparso.
A chi chiese a Madre Teresa come si ponesse di fronte alle altre religioni, ella rispose: «Io amo e rispetto tutte le religioni, ma sono innamorata della mia».

papa aereo

 

Carmela Pietrarossa