«Signore, io non volevo perderti, ma, nella mia cupidigia, volevo possedere le creature insieme a te: per questo ti ho perduto, perché tu, che sei la Verità, non permetti che ti si possieda insieme alla menzogna e alla malvagità delle creature». Tutti, chi più chi meno, viviamo nel nostro cuore questo dilemma descritto da sant’Agostino nelle sue “Confessioni”. Vorremmo far entrare Dio nella nostra vita, ma senza fargli spazio, senza togliere tutta quella immondizia che ingombra la nostra esistenza. Il problema è che quell’immondizia in fondo un po’ ci piace, anche se sappiamo che è immondizia. Liberare il campo è un duro lavoro che non trova termine in questa vita. Scriveva ancora sant’Agostino: «troppo avido è colui al quale Dio non basta». E l’avidità genera angoscia. Una pesantezza che non trova soluzione.

Immaginiamo un pallone aerostatico. Preparato nel modo adeguato, esso ha tutte le potenzialità per volare, ma non decolla fino a quando non viene gettata la zavorra e fino a quando non vengono sciolte le funi che lo ancorano alla terra.

Può essere questa una prospettiva per capire il dogma dell’Assunzione di Maria al cielo. La madre di Gesù era arrivata, per grazia e per amore, a cercare Dio sopra ogni cosa e, libera ormai da ogni legame, ha raggiunto il figlio nel Regno dei cieli. Lei ha buttato la zavorra e sciolto i nodi di quelle funi. Dio ha fatto il resto.

Può sembrare un’immagine ingenua – e forse lo è- ma, nella sua semplicità, ci aiuta a capire la direzione da intraprendere per camminare nella via del Vangelo, seguendo le orme di quella madre che non ha mai smarrito il desiderio della Verità.

 

Patrizio Righero