18 febbraio 2014

Pochi sanno che nel calendario, il 18 febbraio, si celebra la festa del beato Angelico, il notissimo frate domenicano, uno dei più celebri pittori d’Italia vissuto tra il 1440 e il 1455. Davanti alla stupenda Annunciazione (oggi conservata al museo del Prado), Michelangelo ebbe questa espressione di elogio: è stata la pittura di fra Angelico a fargli meritare il cielo «per poter contemplare tutta la bellezza da lui raffigurata sulla terra». Giovanni Paolo II lo proclamò patrono degli artisti indicando in lui «un modello di perfetta sintonia tra fede e arte».
La Conferenza Episcopale Italiana ha suggerito di rendere questa festa una Giornata di promozione dei beni culturali, dal momento che c’è un’amicizia profonda tra la Chiesa e le arti. Purtroppo fu sempre disattesa questa proposta. Tuttavia non è mai troppo tardi. Una Giornata celebrativa serve per sensibilizzare e far prendere coscienza di realtà a volte dimenticate. L’attenzione ai beni culturali è un po’ la cenerentola, a volte ritenuta un peso, nella vita pastorale delle nostre comunità. Eppure tali beni sono di grande aiuto per la pastorale stessa. San Giovanni Damasceno (siamo nell’ VIII secolo) difendeva le immagini anche con questa motivazione: «Se un pagano viene e ti dice: Mostrami la tua fede! Tu portalo in chiesa e mostra a lui la decorazione di cui è ornata e spiegagli la serie dei sacri quadri». L’arte sacra è sempre stata a servizio della catechesi e della comprensione delle verità della fede. Infatti più si capisce un’opera d’arte più l’uomo si avvicina al mistero di Dio. Sarebbe un bel traguardo valorizzare la giornata del 18 febbraio per ripensare al valore teologico e pastorale dell’arte sacra.
Che cosa fare? A me pare che ogni comunità dovrebbe, a questo riguardo, essere attenta a custodire, valorizzare ed incrementare il proprio patrimonio artistico. Prima di tutto difendendolo. Troppi beni sono spariti dalle nostre chiese. Alcune volte per furti, altre volte per colpevoli alienazioni. Tutto ciò che possediamo – edifici, mobili, arredi e paramenti – sono eredità preziosa dei nostri antichi che va diligentemente custodita e, se necessario, restaurata ( quanto è importante redigere il catalogo e l’inventario del nostro patrimonio artistico-storico!). Questo compito non è solo del parroco ma di tutta la comunità. Un secondo impegno è quello di valorizzare questi beni. Occorre farli parlare ed interagire con chi lì osserva. Penso ad intelligenti visite guidate nelle nostre chiese, aiutando a leggere il racconto espresso nei quadri e negli affreschi (sono raffigurate scene bibliche oppure vite di santi); a capire il linguaggio dell’arredo (ad esempio, illustrando il significato di tutto ciò che esiste in presbiterio si può fare una catechesi sulla celebrazione eucaristica; cosi pure fermandosi accanto al fonte battesimale e al confessionale si può offrire una spiegazioni sul battesimo e sulla confessione). Valorizzare significa far parlare ogni particolare esistente nell’edificio sacro. E infine incrementare, cioè continuare a porre qualche opera d’arte nelle nostre chiese. Anche l’arte moderna esprime bellezza e aiuta ad aprirsi al trascendente. È un vero peccato che non si senta più il desiderio di potenziare il patrimonio artistico. Investire nel bello non significa dimenticare situazioni urgenti di povertà. Tutti ricordiamo le parole di Gesù a Giuda che si sentiva scandalizzato perché Maria di Betania aveva versato nei suoi piedi una libbra di olio profumato di vero nardo assai prezioso: «Lasciatela fare…», disse (Gv 12, 7). Collocare, oggi, dei segni di bellezza significa aiutare a rendere più umana la vita, a elevare mente e cuore a progetti di bene, come pure a creare comunione perché l’alfabeto della bellezza contiene una valenza universale.
Mi piacerebbe che la festa del 18 febbraio fosse ricordata in tutte le nostre comunità e ci aiutasse a porre questi interrogativi: custodiamo il patrimonio artistico presente nelle nostre parrocchie? Lo valorizziamo? Lo accresciamo promuovendo l’arte sacra contemporanea? Apprezziamo la presenza e il servizio del Museo diocesano?
Mi auguro che si rafforzi l’amore alla bellezza, non solo a livello personale ma anche comunitario. Solo così cresce, anche inconsapevolmente, il desiderio di Dio e si ritrova, pur nella Babele di oggi, il linguaggio dell’ amore e dell’amicizia.

 

+ Pier Giorgio Debernardi

Annunciazione Beato Angelico