Vorrei offrire un piccolo messaggio “cristiano” nella attuale condizione di paura e di ritiro costretto che viviamo, carico di interrogativi e di perché con risposte non del tutto persuasive. Abbiamo la possibilità non cercata e tanto più non desiderata di rifare con Gesù la “sua“ via Crucis.


Nel nostro angolino di vita abbiamo la possibilità di scegliere da che parte metterci.
Dalla parte di chi beffeggia, dileggia, maledice, sfida, condanna, crocifigge, o dalla parte di chi nell’angoscia, nella trepida attesa, nel soffrire, si pone come chi:
– anche in forma costretta, aiuta come il Cireneo;
– anche solo compiangendo ed esprimendo compassione riceve un annuncio di orientamento e di sapiente condivisione come le pie donne;
-anche come chi nel silenzio e nell’immobilità bloccata del proprio straziante dolore, come Maria con il discepolo che Gesù amava, i quali ricevono il dono di accogliere e vivere la più incredibile possibilità di relazione interpersonale, trasfigurante tutti i rapporti umani;

-anche di chi in azioni malvage ha sprecato tutta la sua vita ma esperimenta un ultimo Incontro rigenerativo con la persona che può dare senso, forza, gioia nel vivere e nel morire come il “buon” ladrone;
-anche come chi da parte, piange per conto suo, solo e lontano, ma non di disperazione, aiutato solo dallo sguardo che risana perdonando, come Pietro;
-o anche come chi con potere distruttivo (omicida) accetta di veder il morire dell’innocente e apre gli occhi, avendo il dono di riconoscere la presenza di Dio salvatore come il centurione romano;
– o infine anche come chi, a sua insaputa e per ignoranza e limite, fa cose terribile ed è ugualmente destinatario del perdono trasfigurante di Gesù: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”.


È nella nostra possibilità fare la scelta “buona” che dà futuro a tutti o nella nostra missione-azione di operatori sanitari con la gratitudine di tantissimi, o nel nostro angolino di vita, attestando il dono divino, non negato a nessuno, della speranza cristiana, sia vivendo sacrificato in casa, sia esprimendo ogni giorno la piccola preghiera, cosi come sappiamo, e offrendo i disagi dei rapporti familiari,
in “buona attesa”…

mons. Luciano Pacomio – AGD