22 Giugno 2026
Capitolo III - La povertà come scelta di vita
Quando si parla di san Francesco, la povertà è spesso la prima parola che viene in mente. Eppure sarebbe un errore pensare che Francesco abbia scelto di essere povero perché disprezzava le cose materiali.
La sua decisione nasce da qualcosa di molto più profondo.
Dopo l’incontro con Cristo, Francesco sente crescere dentro di sé il desiderio di vivere il Vangelo senza compromessi. Per questo le ricchezze che prima gli apparivano importanti cominciano a perdere valore.
Il momento decisivo arriva quando il padre, Pietro di Bernardone, cerca di riportarlo alla vita di un tempo. Francesco aveva utilizzato parte del denaro familiare per restaurare la chiesa di San Damiano e aiutare i poveri. Nasce così un duro conflitto.
Condotto davanti al vescovo di Assisi, il giovane compie un gesto che lascerà tutti senza parole. Tommaso da Celano racconta:
«Comparso davanti al vescovo, Francesco non esita né indugia sotto nessun pretesto, anzi, senza dire o aspettare parole, si toglie tutte le vesti e le getta a terra, rendendole al padre. Non ritiene nemmeno le mutande, restando nudo di fronte a tutti. Il vescovo, compresa la sua intenzione e ammirandone il fervore e la risolutezza d’animo, immediatamente si alza, lo abbraccia e lo copre con il suo stesso manto. Comprese chiaramente di essere testimone di un atto ispirato da Dio al suo servo, carico di un significato misterioso. Perciò da quel momento egli si costituì suo aiuto, protettore e conforto, abbracciandolo con sentimento di grande amore».
Quello di Francesco non è un gesto di ribellione. È una liberazione.
Francesco non rinnega suo padre. Rinuncia, però, a tutto ciò che potrebbe impedirgli di appartenere totalmente a Dio.
Da quel momento la povertà diventa il suo modo di vivere il Vangelo.
Qualche tempo dopo, mentre si trova con i primi compagni, apre il libro dei Vangeli per cercare una conferma alla strada intrapresa. La tradizione racconta che per tre volte il libro si apre su parole decisive di Gesù. Alla fine Francesco esclama:
«Ecco la vita e la regola nostra, e di tutti quelli che vorranno unirsi a noi».
Per lui la povertà non è un’idea filosofica né un programma sociale. È imitazione di Cristo.
Ecco il segreto della sua scelta.
Francesco guarda Gesù e vede che Dio stesso ha scelto la via dell’umiltà. Se Cristo si è fatto povero per amore degli uomini, anche il discepolo può percorrere la stessa strada.
Questo non significa disprezzare il lavoro o le cose necessarie alla vita. Al contrario, Francesco vuole che i frati lavorino onestamente con le proprie mani. Nel Testamento afferma:
«Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà».
La povertà francescana non è passività. È sobrietà. È fiducia. È libertà dal possesso.
Chi non è schiavo delle cose può usarle senza esserne dominato. Può condividerle con chi ha meno. Può riconoscere che tutto è dono.
Per questo Francesco non parla mai della povertà con amarezza. La considera una strada di gioia, perché chi si affida a Dio scopre che la vera ricchezza non può essere comprata né accumulata.
Può soltanto essere ricevuta.
Preghiamo
Signore, eccomi.
Non ho molte parole
da dirti.
Desidero soltanto sostare
alla tua presenza,
come il discepolo
ai piedi del Maestro.
Tu sei qui.
Questo mi basta.
Tu mi conosci
più di quanto
io conosca
me stesso.
Perciò taccio
davanti a Te.
Davanti al tuo sguardo
cade ciò che passa,
resta ciò che conta.
Non cerco altro che Te.
Resta con me, Signore,
nel silenzio,
e donami un cuore libero,
povero di tutto
e ricco soltanto di Te.
Amen.
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