Commento alle letture della V Domenica di Pasqua B a cura di Carmela Pietrarossa – 3 maggio 2015

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino

“La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero”
(I lettura At 9,26-31).

“Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (II lettura, 1Gv 3,18-24).

“Rimanete in me e io in voi… Io sono la vite, voi i tralci” (Gv 15, 1-8).

La Parola ci traccia la Via
Gesù ci presenta una delle immagini più belle tratte dall’ambiente agricolo, quella della vigna in cui i tralci, necessariamente ancorati e aggrovigliati alla vite, in un mirabile intreccio che solo la natura è in grado di offrirci, producono gustosi grappoli d’uva.
Dietro ogni raccolto, però, c’è sempre il lavoro dell’agricoltore, che dopo la fatica, si siede compiaciuto a guardare la sua vigna.
La memoria dell’infanzia recupera questi ricordi e li applica all’agricoltore per eccellenza, Dio Padre, che nel Figlio, vera vite, aspetta di vedere i tralci, i suoi figli, sperimentare quella fecondità che solo l’unione con lui determina.
Se tanto amore l’agricoltore nutre per la sua terra e per la sua vigna, quanto maggiore sarà quello di Dio per ciascuno di noi; per questo permette tagli e potature, desiderando che le sue creature divengano adulte nella fede.
“Rimanete”: oltre l’immagine, questa la parola chiave su cui vogliamo riflettere; un verbo che rimanda al fermarsi in un posto, allo stare senza oscillare, all’ancorarsi amorevolmente, al condividere il cibo nella convivialità più serena, allo sperimentare sicurezza e fiducia in una relazione sincera e costruttiva. Ci si ferma in un posto in cui ci si trova bene, lì dove ci sentiamo a casa, in quanto amati e stimati, pur essendo lontani da casa.
Gesù, oggi, ci sta chiedendo proprio questo, vuole realizzare con noi questa familiarità. Desidera che con lui ci sentiamo a casa, che la relazione con lui non sia un abito che indossiamo all’occorrenza per poi dismettere, o si è di Gesù o gli si volta le spalle. Il Signore ha dato tutto per noi e si attende tutto, senza compromessi.
Inoltre, nel battesimo abbiamo ricevuto la vita di Dio, in noi scorre la stessa linfa di Cristo, lo stesso flusso di vita divina che non può restare nascosta, deve, necessariamente, venire alla luce nel grappolo d’uva.
S. Giovanni ci ricorda che anche se constatiamo il limite e la fragilità umana, “Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa”, ci invita, quindi, ad avere “fiducia in lui”, certi che “qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui”.
“Rimanete”: si rimane solo se si ha fiducia, e si ha fiducia solo se si ama. A cosa servirebbe la vita se tenessimo per noi la gioia e l’amore che il Signore ci dona. I grappoli siano il prolungamento dell’amore di Dio sull’umanità che è a noi prossima.
Tutto ci è stato dato perché si trasformi in dono per gli altri.

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo
Dal Salmo di questa domenica:
Io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: “Ecco l’opera del Signore” (Sal 21).
Buona Domenica!

Gesù è la vite