7 marzo 2016

È ancora utile celebrare l’8 marzo come giorno per ricordare le lotte e le conquiste delle donne? C’è chi dice sì e chi afferma il contrario.Personalmente sono convinto che questa data continui ad avere il suo valore e ci obblighi a fermarci e a riflettere sulla situazione delle donne in tutti gli ambiti della vita famigliare e sociale.

Non basta ricordare il passato, sia le discrimazioni e le violenze subite come pure i progressi ottenuti. Occorre un impegno, oggi, perché le lotte di ieri non siano vanificate, ma si giunga presto ad avere uguali opportunità in tutti i campi. Solo così si prepara un futuro più umano. Infatti, dice Papa Francesco, « un mondo dove le donne sono emarginate è un mondo sterile, perché le donne non solo portano la vita ma ci trasmettono la capacità di vedere oltre – vedono oltre loro -, ci trasmettono la capacità  di capire il mondo con occhi diversi, di sentire le cose con cuore più creativo, più paziente, più tenero» (8 marzo 2015). Le discriminazioni nascono quando non si riconoscono i loro diritti, in particolare  la parità tra i sessi, l’uguaglianza sul lavoro, la presenza nell’attività politica e sociale.

Inoltre la violenza sulle donne e contro le donne è ancora un frequente dato di cronaca in Italia e in tutte le parte del mondo. Continuano le uccisioni ,gli accoltellamenti, le menomazioni , gli stupri e le perversioni nei loro confronti. C’è poi anche un altro tipo di violenza che si registra nell’ambito del lavoro con forme offensive alla loro dignità, assoggettate talvolta a vero e proprio sfruttamento. Giustamente la dottrina sociale della Chiesa sottolinea che «l’urgenza di un effettivo riconoscimento dei diritti delle donne nel lavoro si avverte specialmente sotto l’aspetto retributivo, assicurativo e previdenziale» (n.295).

Occorre alzare la voce e denunciare le ingiustizie e le violenze di qualsiasi tipo esse siano. Occorre dire basta!

Ma questa Giornata offre anche l’occasione per esaltare la dignità e la vocazione della donna. Essa è segno di bellezza, è esperienza di tenerezza, è esempio eccellente  di dono e di gratuità.

Il “Cantico dei cantici” descrive in modo meraviglioso, con linguaggio poetico, il corpo della donna. Ma la sua bellezza fisica è manifestazione di quella dell’amore che lei dona all’amato del suo cuore; un amore così grande e così forte che le molte acque non possono spegnerlo né i fiumi travolgerlo (cf. Ct 8,7). Per questo la dignità della donna si ritrova nell’amore che essa riceve da Dio a motivo della sua femminilità e che a sua volta riversa generosamente nella vita famigliare e sociale. Non è poesia affermare che la donna con la creatività dell’amore può trasformare la “terra” del vivere quotidiano da “deserto” in “giardino”. Così è stata la vita della Vergine Maria, la madre di Gesù, benedetta fra tutte le donne. Ha saputo soffrire con sovrumana fortezza, salendo il ripido e doloroso sentiero del Calvario accanto a suo Figlio, facendo argine con il suo amore alla violenza più brutale.

In questa Giornata il mio pensiero va pure a tutte le donne presenti e attive nella vita delle nostre comunità ecclesiali, alle religiose e a quelle che svolgono con umiltà e dedizione servizi e ministeri. La loro presenza fa sperimentare la dolce atmosfera di famiglia. Sarebbe davvero un cambiamento radicale se nella Chiesa la donna, attraverso il suo “genio”, avesse più spazio, più capacità di fare teologia al femminile, più comando (in senso evangelico), più voce anche nell’assemblea liturgica, più possibilità di esercizio dei ministeri, più presenza negli organismi dove si prendono le decisioni. Queste non sono rivendicazioni, ma espressione della bellezza della vita umana ed ecclesiale, perché all’unità dei due, uomo e donna, è affidata non solo la formazione di una famiglia aperta al dono della vita, ma anche la costruzione della storia rendendola civiltà dell’amore.

 + Pier Giorgio Debernardi

Mimosa