Vincere la paura: ecco il dono della Pentecoste

Tutti noi portiamo in cuore alcune paure: paura di fare la scelta sbagliata, paura di investire male i soldi, paura di essere lasciati dalla persona amata, paura di non essere all’altezza, paura di non essere capiti, paura di non poter rimediare ad uno sbaglio, paura di invecchiare, paura di non guarire, paura di non giungere alla fine del mese, paura di perdere il posto di lavoro… Ogni paura blocca, raggela, intristisce. Ogni paura è immagine dell’unica paura di fondo: la paura di morire. La nostra cultura fa di tutto per nascondere questo tragico pensiero, spende molte energie per distrarci, per evitare che la mente ricordi questa spina nella carne. Pensiamo e progettiamo la vita come se la morte non esistesse. Viviamo come se fossimo immortali. E così, di conseguenza, cerchiamo di nascondere i limiti e di azzerare i rischi per evitare questo pensiero. I genitori fanno a gara per prevenire ogni minimo rischio ai figli, si fanno in quattro per non far sentire loro alcun limite, si danno da fare per far vivere ai cuccioli una vita tranquilla, senza il peso di un limite, senza troppa fatica, senza nessuna ombra di rischio. Anzi: la stessa parola “rischio” è bandita dalle conversazioni e la parola “fatica” si sta cercando il modo di cacciarla. Perché? Perché vogliamo illuderci che questa vita sia una tranquilla e serena passeggiata, senza rischi né imprevisti, una passeggiata in pianura, senza alcuna fatica, una passeggiata infinita. Siamo tutti convinti che il valore più alto sia la tranquillità, l’assenza di pericolo. Ma è proprio così? In realtà la vita è fatta di coraggiose scelte, di tentativi rischiosi, di imprevisti pericolosi. La vita non è una passeggiatina, ma una rischiosa scalata. La vita è una continua scalata sospesi sull’abisso della morte. Ogni passo potrebbe essere l’ultimo, ogni scelta potrebbe essere una rovina. Per fortuna resta vero quanto dice Jovanotti in una splendida canzone sulla fiducia: «Eppure mi va… di stendermi sopra al burrone e di guardare giù; la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare». È vero: siamo sospesi sopra un abisso, ma la vertigine che proviamo non è tanto paura di cadere, ma desiderio grande di andare oltre, di superare la crisi, di ricucire una lite, di superare una malattia. Viviamo a braccetto con il rischio, il pericolo, la prova, ma con in cuore il coraggioso desiderio di passare oltre. Coraggioso non è chi non si accorge dei limiti e dei pericoli, ma chi osa affrontarli. Coraggioso non è chi non ha paura, ma chi non molla mai. Coraggioso non è il supereroe, ma chi ha qualcosa a cui aggrapparsi per continuare a stare in piedi.

Ecco allora la necessità di ritornare a familiarizzarci con i limiti e i rischi della vita. È ciò che fanno gli alpinisti. La montagna permette di accostare i limiti vitali in maniera graduale, per imparare a rispettarli e ad affrontali. In questo modo i limiti aprono addirittura lo sguardo a ciò che sta oltre. Si sa che il limite confina con l’illimitato, che ogni cima di montagna confina con lo spazio infinito del cielo. Familiarizzare con i nostri limiti e i nostri pericoli può aiutarci ad aprire lo sguardo, ad ampliare il nostro orizzonte. Per i cristiani il limite assurdo e maledetto della morte confina con la vita festosa ed illimitata del Risorto. Ecco la notizia esaltante della nostra fede. Lo Spirito ci ricorda questa certezza e ci rafforza nella tenace speranza. Ci fa dire, con il poeta: ׅ«I giorni più belli non li abbiamo ancora vissuti,/ le carezze più dolci non le abbiamo ancora date,/i mari più vasti non li abbiamo ancora solcati,/il figlio più bello non ci è ancora nato». Lo Spirito Santo ci fa gridare: «Oggi è il primo giorno del resto della nostra vita».

Buona Pentecoste, di vero cuore.

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