Commento alle letture della II domenica del tempo ordinario a cura di Luca Rubin. 19 gennaio 2014

«Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! (Gv 1,29)

“Ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Questo grido del Battista è il tema centrale della liturgia di oggi. Siamo ormai alla seconda domenica del tempo ordinario, abbiamo cioè superato le festività natalizie, e abbiamo ripreso il percorso ordinario, appunto, della vita di ogni giorno.
Questo grido così forte, ci viene a scuotere fortemente! Da qualche giorno le notizie sui giornali vertono proprio sul peccato, e tutti siamo pronti ad accusare, deridere, imprecare, senza minimamente cercare di comprendere tutta la situazione. Ma a parte la cronaca, noi ogni giorno ci scontriamo col peccato, il nostro e quello altrui. E ne rimaniamo sempre spiazzati, perché vorremmo una vita bella pulita, come un lenzuolo fresco di bucato, senza nulla da rimproverare né rimproverarci. Ma sappiamo bene che la realtà non è questa, e allora ci scagliamo contro il peccato del nostro prossimo, oppure ci auotocommiseriamo crogiolandoci sulle nostre mancanze. Oggi questo grido ci dice che la nostra salvezza non è non peccare, non è meritare l’amore di Dio, non è “fare da bravi”, ma accogliere il grido del Battista, e crederci fortissimamente.
Però… c’è sempre un però: Gesù toglie il peccato del mondo. E allora come mai il mondo è pieno di peccato? Il peccato del mondo è il rifiuto alla pienezza di vita che Dio è venuto a proporre a ogni uomo. L’agnello sgozzato è il simbolo della vita che Gesù ci ha offerto, e proprio il salmo responsoriale ce lo conferma: “non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato” (Salmo 39), è già tutto pagato, sedetevi a tavola e gioite della mia offerta. No, restiamo lontani, non ci fidiamo… ecco cos’è il peccato.
San Paolo ci dice chi siamo: “santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata” (1Cor 1,1-3), e anche lui grida con il Battista: “Ecco colui che toglie il peccato del mondo”! Non siamo condannati al peccato, ma chiamati a superarlo, a viverlo nella misericordia del Signore, che perdona e guarisce le ferite che noi stessi ci siamo procurati.

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