Un pensiero sul vangelo della SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA, 6 GENNAIO 2020

Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Mt 2,1-12

Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

Si sono mossi, hanno lasciato le loro case per seguire una stella, che, secondo i loro studi e i loro calcoli, segnerebbe la nascita di un re. Dopo lungo cammino giungono a Gerusalemme, e nella città santa pongono una domanda, sperando che la risposta dia loro la possibilità di giungere alla meta. Succede spesso che, dopo un lungo periodo, dopo aver compiuto scelte anche importanti, domandiamo a noi stessi e agli altri dove dobbiamo andare, perché quella stella che abbiamo visto prima di partire, ora si è nascosta. Siamo lontani da casa, smarriti domandiamo il dove, ma spesso affiora il perché, tutto appare senza senso, ci siamo persi.

La domanda dei Magi non viene posta lungo la strada, ma in città, a Gerusalemme; la città è il luogo del quotidiano, della vita normale, fatta di casa e lavoro, famiglia, cose da fare, scadenze, relazioni, regole civili, ecc. Gerusalemme è una città, ma non solo: è la città santa per ben tre religioni (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), è la città di Dio. Là i Magi esprimono il loro smarrimento e pongono la loro domanda di senso, in una città abitata da Dio e dagli uomini. Solo unendo il cielo (la stella) alla terra (gli uomini), potranno trovare risposte adeguate, o almeno un piccolo spiraglio in questa notte così buia. Vivere il quotidiano alla presenza di Dio, non come “fatti miei”, ma un vissuto da condividere e vivere insieme a Dio. Solo vivendo pienamente il mio oggi con tutto ciò che ne consegue, e vivendo contemporaneamente la mia relazione con Dio potrò trovare un senso, potrò continuare a camminare.

La stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Solo dopo essersi smarriti e fermati, solo dopo aver avuto il coraggio di porre domande a Dio e agli uomini, i magi si rimettono in marcia, ed ecco “la stella li precedeva”. Finalmente un po’ di luce, i loro passi diventano più sicuri e nei loro cuori si riaccende la speranza. La gioia grandissima va loro incontro prima ancora di giungere alla meta: non importa se sei lontano da casa, ingarbugliato nella matassa dei tuoi giorni, stanco e infreddolito: Dio ti precede, è un passo avanti a te, non sei solo.

Non solo tu: anche Dio si ferma, non perché si sia perso, ma perché è il luogo dello stop, o per aspettarti, e rispettare i tuoi tempi, la tua fatica, oppure per dirti che è lì che devi piantare la tua tenda. I Magi si fermano dove Dio si ferma, perché “Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra” (Salmo 104,29-30). L’uomo di oggi prova a vivere una vita senza Dio, corre nella città degli uomini in cerca di senso e di risposte, senza trovarle. Corre e si affanna, ma non vive. I magi camminano, si fermano, chiedono, ripartono, si fermano ancora, in sintonia con la segnaletica del cielo, ben armonizzata con le loro vite. ”

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Dopo tanta strada, che vede la fatica e lo smarrimento, dopo la città di Dio e degli uomini che risponde alle domande, ecco la casa, il luogo tanto desiderato, la meta tanto cercata eccola qui. I magi compiono sei azioni:

  • Entrano nella casa, lasciano lo scenario anonimo della strada e si fanno riconoscere, si presentano, sorridono, salutano.
  • Vedono il bambino con Maria: dopo tanto buio i loro occhi incontrano la luce della Vita che risplende. Aprono i loro occhi e si lasciano invadere dalla luce del Figlio di Dio. Nessuna estasi o cose strane, Dio è presente nel tuo quotidiano, e se Giuseppe non viene nominato è perché stava lavorando…
  • Si prostrano: per camminare devi stare in piedi, mentre chi si prostra dice col suo corpo che non vuole più spostarsi: è arrivato. La prostrazione oltre che segno di grande riverenza, è un momento di stop, dove il corpo si riposa davanti a chi tanto ha cercato e desiderato.
  • Adorano: adorare è mettersi la mano davanti alla bocca per lo stupore, è tacere, ma è anche baciare Dio: i magi esprimono il loro affetto e il loro stupore.
  • Aprono i loro scrigni: dentro ciascuno è nascosto un tesoro da custodire e da tutelare: ladri e approfittatori, vandali e disonesti possono rovinare il dono. Solo davanti a chi è degno del dono apriamo i nostri scrigni e…
  • Offrono: donano tutto ciò che possono. Oltre all’oro, all’incenso e alla mirra, i magi offrono se stessi, le loro fatiche, il loro cammino, lo smarrimento e la ricerca. Quei doni portano le impronte digitali delle loro mani, inequivocabili segni di riconoscimento, vite donate a chi Vita ha donato.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

In questa storia non c’è il lieto fine. In ogni pagina di vangelo non c’è “vissero felici e contenti”; se è vero che Dio si ferma, è vero anche che l’uomo non è mai arrivato, e dopo aver adorato, baciato il bimbo, aver donato tutto loro stessi, si rimettono in cammino, per un’altra strada. Ebbene sì, la fatica è nuovamente loro compagna nel cercare una strada nuova, ed evitare di incontrare il negativo re Erode. Si saranno nuovamente smarriti? Avranno posto domande di senso? Non ci viene detto. Certamente non hanno più con loro i tesori, sono più leggeri. Ora il loro cuore è di Dio, e Dio è con loro, anche di notte, anche in una strada che non conoscono. Dio è la loro strada.