1 maggio  2015

Il primo maggio apre a Milano l’Expo 2015 con un tema di grande attualità: «Nutrire il pianeta, energia per la vita».

A questo evento non poteva mancare la Caritas Internazionale, che da un anno ha iniziato la Campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”. Il cibo, infatti, insieme all’aria e all’acqua, è l’elemento indispensabile per la sopravvivenza.

Che cosa possiamo aspettarci da questo palcoscenico dove è presente il mondo intero? Solo business, finanze e affari? No!

È una occasione per riflettere e per renderci conto che non a tutti è assicurato il nutrimento per vivere. È un richiamo alla nostra coscienza a cambiare stili di vita; a sentire l’urgenza di non desistere dall’impegno di scuotere la nostra società perché si renda conto che bisogna lavorare per rimuovere le cause che generano squilibri e povertà.

Garantire a tutti la nutrizione necessaria è possibile, perché la produzione di cibo mondiale supera di molto la domanda. Tuttavia ci sono ancora 805 milioni di persone che patiscono o muoiono di fame. È questo il dato allarmante riportato nell’ultimo rapporto dell’ONU dal titolo “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo”. C’è chi stringe la cinghia e chi se l’allarga a dismisura.

Occorre cambiare stili di vita. Un primo modo è quello di sprecare di meno. Quante tonnellate di cibo buttate via! E nella nostra famiglia?

Non dimentichiamo che gli stili di vita scaturiscono da convinzioni profonde che sono come le fondamenta del nostro vivere. Giustizia, equità, solidarietà non devono restare parole (non ci si nutre di parole!) ma tradursi in gesti, in comportamenti e azioni concrete.

Se ci sta a cuore la dignità della persona umana dobbiamo iniettare alla nostra cultura dei pensieri giusti che aiutino a cambiare modo di pensare, a invertire le prospettive, dove il cibo non può essere considerato solo una merce soggetta alla logica del mercato, ma un diritto inalienabile.

È di questo che dobbiamo essere convinti: impegnarci perché ogni persona abbia il cibo necessario, non per beneficenza ma per giustizia. Mi colpisce quanto ripete il nostro don Giovanni Piumatti: nessuno può godere tranquillamente del superfluo se c’è una parte di umanità che manca del necessario.

Il primo maggio è anche la “festa dei lavoratori”. Ma come si fa a fare festa quando manca il lavoro, che è un diritto fondamentale attraverso il quale ogni uomo e ogni donna esprime la propria dignità? È una vera calamità sociale quella che stiamo attraversando che tocca tante famiglie, i giovani soprattutto.

Mi auguro che l’Expo di Milano e il primo maggio diventino occasione per riflettere, per pregare e per essere sempre presenti nella vita sociale e politica dove si lavora per realizzare una più diffusa e radicata giustizia sociale.

+ Pier Giorgio Debernardi

Debernardi in cantiere