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Sentieri dello spirito  

CAPITOLO 6 - Il respiro della vita

CAPITOLO 6 - Il respiro della vita

Per Francesco la preghiera non è un momento della giornata. È il respiro della vita. Chi lo osserva dall’esterno vede un uomo che lavora, cammina, predica, incontra la gente. Ma tutto ciò che fa nasce da un dialogo continuo con Dio. Prima di parlare agli uomini, Francesco ascolta il Signore.

Le preghiere che ci ha lasciato non sono esercizi letterari. Sono la traccia di un rapporto vivo, intimo, profondo. Attraverso di esse possiamo entrare nel cuore della sua esperienza spirituale. Una delle prime preghiere che Francesco ricorda nel suo Testamento è sorprendentemente semplice:

«E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così semplicemente pregavo e dicevo: Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo».

Questa preghiera dice molto più di quanto possa sembrare. Francesco non si rivolge a un Dio lontano. Incontra Cristo nelle chiese, perché lì è custodito il mistero dell’Eucaristia. Ogni edificio sacro diventa il segno di una presenza viva. Per questo i suoi compagni imparano presto a fare lo stesso. Tommaso da Celano racconta:

«Ogni volta che passavano vicino ad una chiesa, o anche la scorgevano da lontano, si inchinavano in quella direzione e, proni col corpo e con lo spirito, adoravano l’Onnipotente, dicendo: “Ti adoriamo, o Cristo, in tutte le tue chiese”. E, cosa non meno ammirevole, altrettanto facevano dovunque capitava loro di vedere una croce».

Non era un gesto formale. Era il riconoscimento di una presenza. Francesco è convinto che Cristo continui a rimanere in mezzo agli uomini. Per questo ogni chiesa, ogni croce, ogni celebrazione eucaristica diventano un invito ad adorare. Da questa fede nasce anche il profondo rispetto che Francesco nutre verso i sacerdoti. Conosce bene i loro limiti. Sa che possono essere peccatori come tutti gli uomini. Eppure guarda oltre la loro fragilità, perché attraverso il loro ministero Cristo continua a donarsi al suo popolo. Nel Testamento scrive:

«E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri».

È una pagina che può sorprendere il lettore di oggi. Francesco non invita a ignorare il male. Invita a non perdere di vista il dono che Dio continua a fare attraverso l’Eucaristia. Per lui tutto converge lì. La preghiera diventa allora adorazione, ringraziamento e desiderio di appartenere sempre di più a Cristo. Lo esprime con straordinaria intensità nella preghiera conosciuta come Absorbeat:

«Rapisca, ti prego, o Signore,

l’ardente e dolce forza del tuo amore

la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,

perché io muoia per l’amore dell’amor tuo,

come tu ti sei degnato di morire

per amore dell’amor mio».

Qui Francesco non chiede salute, successo o consolazioni spirituali. Chiede una cosa sola: essere conquistato dall’amore di Cristo. La sua preghiera è radicale. Desidera che nulla lo separi più dal Signore, che ogni affetto trovi il suo posto dentro un amore più grande. Per questo la preghiera, nella vita di Francesco, non è evasione dal mondo. È il luogo in cui il cuore si lascia trasformare. Quanto più incontra Cristo, tanto più Francesco diventa capace di amare gli uomini. Quanto più si raccoglie nel silenzio, tanto più trova il coraggio di uscire incontro ai fratelli. La sua preghiera non lo allontana dalla realtà. Lo rende più presente. Francesco non pregava per fuggire dalla vita, ma per imparare a viverla con gli occhi di Dio.

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