7 Luglio 2026
CAPITOLO V. Una voce nelle piazze
Per alcuni anni Francesco aveva annunciato il Vangelo soprattutto con la sua vita. Chi lo incontrava vedeva un uomo cambiato, libero, gioioso. Ma a un certo punto comprese che il Signore gli chiedeva qualcosa di più: parlare.
Nasce così la sua attività di predicatore.
Francesco non era un teologo nel senso accademico del termine. Non aveva frequentato le grandi scuole del suo tempo. Non possedeva la raffinata preparazione dei maestri universitari. Eppure aveva una forza che spesso mancava ai predicatori più colti: parlava di ciò che viveva.
La sua predicazione nasceva dall’esperienza.
Non annunciava idee personali. Non cercava di stupire gli ascoltatori con ragionamenti complessi. Il suo unico desiderio era aiutare gli uomini a ritornare a Dio.
In un’epoca segnata da tensioni religiose, movimenti ereticali e frequenti contrapposizioni con la gerarchia ecclesiastica, Francesco si distingue per una scelta precisa: predicare sempre in comunione con la Chiesa.
Egli non si considera un riformatore contro qualcuno. Si sente inviato da Cristo attraverso la Chiesa.
Per questo cerca e ottiene l’approvazione del Papa e raccomanda ai suoi frati di mantenersi sempre in atteggiamento di obbedienza verso i vescovi e i sacerdoti.
Il contenuto della sua predicazione è semplice e diretto.
Anzitutto la conversione.
Francesco invita tutti a cambiare vita, ma non con toni minacciosi. Non ama spaventare le persone. Preferisce mostrare la bellezza di una vita riconciliata con Dio.
Nella Regola “non bollata” scrive:
«Tutti i frati predichino con le opere».
Questa frase, pur essendo molto breve, rivela il suo modo di intendere l’annuncio cristiano.
Le parole sono importanti, ma non bastano.
Chi ascolta deve poter vedere nel predicatore una testimonianza credibile. Per Francesco il Vangelo si comunica prima di tutto attraverso la vita.
Le cronache raccontano che spesso parlava nelle piazze, lungo le strade o nei luoghi dove si radunava la gente. Si rivolgeva ai ricchi e ai poveri, ai nobili e ai contadini, agli uomini e alle donne.
Non faceva distinzioni.
Tutti avevano bisogno della misericordia di Dio.
Le sue parole erano semplici, ma arrivavano al cuore perché erano sostenute da una vita coerente. Chi vedeva Francesco percepiva che non stava cercando vantaggi personali. Non predicava per ottenere prestigio o consenso. Predicava perché si sentiva amato da Dio e desiderava che anche altri scoprissero lo stesso amore.
Per questo la sua predicazione era spesso accompagnata dalla gioia.
Francesco conosceva il peccato, la sofferenza e la fragilità umana. Non era ingenuo. Ma era convinto che la misericordia di Dio fosse più grande di ogni miseria.
Il suo messaggio, in fondo, poteva essere riassunto così: Dio è vicino, Cristo vi ama, il Vangelo può essere vissuto davvero.
Ed era proprio questa convinzione, più ancora dell’eloquenza, a rendere così potente la sua voce nelle piazze d’Italia.
Preghiamo
Signore,
fa’ che la nostra vita
sia la nostra prima testimonianza,
e che ogni nostra opera
diventi annuncio del tuo amore.
Donaci la forza
di chi parla di ciò che vive,
perché la nostra gioia
sia il segno più credibile
della tua vicinanza tra la gente.
Insegnaci a cercarti
nelle piazze del quotidiano,
testimoniando con semplicità e coerenza
la bellezza di una vita riconciliata.
Rendici umili
nella comunione della Chiesa
e saldi nel mondo,
perché ogni uomo scopra
che il tuo Vangelo
è possibile,
oggi e per sempre.
Amen.

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