29 Aprile 2012
Rispondere all’Amore si può
Il messaggio del vescovo di Pinerolo per la giornata di preghiera per le vocazioni Gesù Buon Pastore è l’icona per eccellenza del tempo pasquale. È un’immagine piena di fascino, soprattutto quando si raffigura il pastore circondato dal gregge che lui stesso precede e guida. Molti artisti ci hanno lasciato opere meravigliose su questo tema. Ma al di là dell’arte, “dare la vita” significa non possederla più per sé, ma offrirla come dono per gli altri. Il dono esige sempre dei tagli, delle separazioni; quello che è mio diventa di tutti. C’è una domenica del tempo pasquale, la quarta, dove nella liturgia ritorna il Vangelo del Buon Pastore. Per questo è denominata “domenica del Buon Pastore” e “Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni” sia alla vita consacrata che al ministero ordinato. Gesù Buon Pastore è modello per tutti; in particolare per coloro che lasciano la propria casa, anzi rinunciano a formarsi una famiglia, per essere a completo servizio della comunità cristiana.
Quest’anno la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni cade il 29 aprile. Lo slogan è di particolare efficacia: “Rispondere all’Amore si può”. L’Amore è Dio stesso che chiama a donarsi per rendere il mondo specchio del suo amore. Ogni vocazione è questione di cuore, ma lo è soprattutto la vita consacrata e il ministero ordinato. Infatti più si fa esperienza di Dio-Amore tanto più si desidera di spendere la propria vita nella gratuità. Se tutte le persone consacrate, se tutti i preti fossero innamorati della loro vocazione, non ci sarebbe bisogno di tante parole. La loro testimonianza renderebbe evidente la bellezza della scelta fatta.
Nella settimana dopo Pasqua, ho vissuto un’esperienza molto bella, insieme ad altri vescovi provenienti da tutto il mondo, approfondendo il tema della vocazione al presbiterato. Eravamo ospitati in Galilea, in una casa posta sulla sommità del Monte delle Beatitudini, nei pressi del villaggio di Korazim. Una veduta stupenda sul lago di Genezaret. Lungo quelle sponde, Gesù chiamò i primi discepoli che lo seguirono, abbandonando tutto. Ogni sequela è sempre frutto e questione di amore. Tutti i vescovi presenti hanno nella loro diocesi un seminario missionario Redemptoris Mater. Ci siamo confrontati sulla vita dei seminari e sulla formazione dei seminaristi. Ma una domanda è ritornata più volte nelle conversazioni: perché la crisi delle vocazioni al presbiterato? Quali le difficolta che un giovane incontra nel maturare questa scelta? Certamente il non potersi sposare e il dover rinunciare a tante cose sono tra le ragioni che la gente ritiene tra i maggiori ostacoli. Rinunciare a qualcosa di vitale, sentirsi limitato dall’obbedienza nelle proprie possibilità espressive sembrano essere proposte inaccettabili per i giovani di oggi. Il fatto, poi, che le scelte devono essere definitive spaventano ancora di più. A noi vescovi pare che la motivazione di fondo vada individuata nella crisi di fede e dei valori. Dove, oggi, un giovane matura e sviluppa la propria vita di fede? La risposta è semplice: in una comunità viva dove si respira il Vangelo. Se questa non esiste, difficilmente egli approda ad una scelta vocazionale. La vocazione al ministero e alla vita consacrata si realizza solo se la persona di Gesù ti affascina.
Invito a pregare per le vocazioni alla vita consacrata e al ministero ordinato. Vi sia nelle nostre comunità parrocchiali una preghiera corale, perseverante che coinvolga piccoli, famiglie e ammalati. La preghiera è un dono prezioso che fa breccia nel cuore di Dio. La preghiera ravviva e irrobustisce la fede, soprattutto in famiglia. Guardare al nostro seminario diocesano vuoto, a congregazioni religiose senza vocazioni, può generare un senso di sfiducia. Però questo atteggiamento non è evangelico. Anche se la terra è arrida, la preghiera apre alla speranza. Un dono più è desiderato, tanto più diventa prezioso ed apprezzato. È cosi anche per le vocazioni. La preghiera è espressione del nostro desiderio. Occorre, dunque, pregare di più.

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