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Chiesa  

Papa Leone in Africa. Camerun, Angola, Guinea Equatoriale

Papa Leone in Africa. Camerun, Angola, Guinea Equatoriale

Papa Leone XIV nel suo viaggio in Africa ha invocato una “pace disarmata”, il rispetto dei diritti universali e la fine dello sfruttamento delle risorse.

Cronaca 17-23 aprile 2026

In una «mini-conferenza stampa» sull’aereo che lo porta dall’Angola alla Guinea Equatoriale, ultima tappa in Africa (13-23 aprile 2026) Papa Leone ricorda Papa Francesco nel primo anniversario della morte (21 aprile 2025): «Con la fratellanza universale ha cercato di promuovere l’autentico rispetto per tutti gli uomini e le donne come fratelli e sorelle». Soprattutto ne ricorda il «messaggio di misericordia»: nella Messa di inizio del pontificato il 17 marzo 2013, «ha parlato dal cuore della misericordia di Dio, del suo grande amore e perdono», temi ripresi e approfonditi nel Giubileo straordinario della misericordia: «Preghiamo per lui e ringraziamo il Signore per il suo grande dono alla Chiesa e al mondo. Con lui diciamo no all’economia dell’esclusione e dell’inequità». Ne sottolinea l’amore per i poveri, i piccoli, i bambini, i malati e gli anziani ; si sofferma sul tema della fratellanza universale; dice che «ha lasciato e donato tanto alla Chiesa con la vita, la testimonianza, la parola e i gesti».

Chiarisce che i suoi discorsi sono preparati con largo anticipo e non vanno interpretati «come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente Usa, cosa che non è affatto nel mio interesse». Contesta «una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me (e anche del vice, il cattolico James David Vance n. d. r.) ma «la questione è chiusa già dal primo giorno. Gran parte di ciò che è stato scritto dopo non è altro che un commento su commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto».

La mia missione è principalmente come pastore e capo della Chiesa cattolica, venuto in Africa per stare con, per celebrare con, per incoraggiare e accompagnare i cattolici africani». Parla dell’«ottimo incontro» con un gruppo di imam: «È necessario continuare a promuovere, come stiamo facendo e come ha fatto Papa Francesco, il dialogo, la fraternità, la comprensione e la costruzione della pace con persone di tutte le fedi».

L’immersione in terra africana avviene in una situazione mondiale compromessa e la pace è indubbiamente il tema-principe: «Oggi è ancora più evidente che la proliferazione dei conflitti ha tra i principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli, mentre le nuove tecnologie sono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici. Senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo e il suo nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione e mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte».

In Africa «la rapidissima evoluzione tecnologica ha accelerato la speculazione delle materie prime, che fa dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute». Questo appare più evidente nella Guinea Equatoriale dove il presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è al potere dal 1979, capo di Stato non monarca, in carica da più tempo nel mondo. Vi regna la «cleptocrazia perfetta»: la povertà estrema è diffusissima nel popolo e la ricchezza è concentrata in poche mani: la scoperta del petrolio 30 anni fa ne fa uno dei Paesi con il prodotto interno lordo più alto.

Mentre si costruisce la nuova capitale, «Ciudad de la Paz, città della pace» Leone XIV esorta il corpo diplomatico e la società civile a «non profanare il nome di Dio con la volontà di dominio» ; nota che i rapidi sviluppi tecnologici hanno creato altri sbilanciamenti; ribadisce che «compito della dottrina sociale della Chiesa è essere una bussola che aiuta lo sviluppo. La Chiesa può aiutare lo Stato e chi è investito di responsabilità pubbliche; Stato e Chiesa possono lavorare insieme per il bene del popolo ma da punti diversi: allo Stato spetta costruire ospedali, scuole e nuove strutture ; la Chiesa ha la responsabilità della testimonianza, con l’annuncio coraggioso, sui diritti universali di tutti». In sostanza, la missione della Chiesa «è formare le coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo ; offrire i criteri morali e i principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei governi; educare ad affrontare i nuovi problemi. Compito inderogabile della buona politica è rimuovere gli ostacoli allo sviluppo».

L’accoglienza è festosa e gioiosa. La papamobile si fa strada tra due ali di folla. La presenza del Vescovo di Roma è per il popolo un segno di speranza e la folla non smette di cantare e ballare. Questo non gli impedisce di affrontare temi scottanti: in Camerun «la distribuzione ineguale della ricchezza, in un Paese ricco di opportunità, ma anche difficile» ; in Angola evidenzia la bellezza dell’essere cristiani, «seguire Cristo, promuovere fraternità e fratellanza, confidare nel Signore, promuovere la giustizia e la pace nel mondo».

A Yaoundè, capitale del Camerun, alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico dice che «la pace non è uno slogan e va incarnata in uno stile personale e istituzionale che ripudi ogni forma di violenza» ; afferma con orgoglio: «Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace» ; elogia l’«Africa in miniatura» – come è definito il Camerun – «per la ricchezza dei territori, delle culture, delle lingue e delle tradizioni. Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro sul quale costruire una pace duratura». Richiama un passaggio del «De civitate Dei» di Sant’Agostino: «Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia».

Parla, come dal giorno dell’elezione un anno fa, il 5 maggio 2025, di «pace disarmata, non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti, e disarmante perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia». Ripete: «Il mondo ha sete di pace. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!». E sottolinea «con gratitudine il ruolo delle donne»: conosce la discriminazione che subiscono, «ma pur essendo vittime di pregiudizi e violenze, restano instancabili artefici di pace». E le tradizioni religiose, «quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i capi religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco».

Un bagno di folla (120 mila persone) alla Messa al Japoma Stadium di Douala, capitale economica e commerciale del Camerun, domenica 19 aprile. Ai giovani chiede di moltiplicare «i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità. Rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza». La Messa è un trionfo di canti, balli, gioia come il canto del «Gloria» in lingua ewondo, eseguita da un coro di mille uomini e donne e la processione con il lezionario. Dice il Papa: «La Chiesa camerunese è viva, giovane, ricca di doni e di entusiasmo, vivace nella sua varietà e meravigliosa nella sua armonia».

Al «Regina coeli» ripete che è in Africa per incoraggiare i cattolici, non per dibattere con Trump ; esprime solidarietà all’Ucraina per gli attacchi contro la popolazione civile ; dice che l’annuncio della tregua in Libano «è motivo di speranza».

Alla Messa a Saurimo, in Angola, un caldo torrido a quota 1081 metri, centro dell’estrazione dei diamanti, suscita entusiasmo parlando di «Cristo non è un guru né un portafortuna» e degli anziani: «La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese e le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo».

Pier Giuseppe Accornero

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