20 Aprile 2026
Papa Francesco a un anno dalla sua morte
Nel primo anniversario della morte di Papa Francesco, il successore Leone XIV ne delinea l’eredità tra continuità magisteriale e riforme strutturali.
Il 21 aprile si celebra il primo anniversario della nascita al cielo di Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, che volle essere sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, luogo della prima Messa di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti di cui il Papa fece parte, e luogo privilegiato della sua preghiera. Francesco riposa qui dal 26 aprile, dopo le esequie celebrate cinque giorni dopo la morte, il 21 aprile 2025, lunedì dell’Angelo. Una lapide commemorativa spiega lo speciale legame tra il Papa argentino-piemontese e l’icona della «Salus populi romani»: «Francesco Sommo Pontefice sostò 126 volte (prima dei viaggi internazionalei, n.d. r.) in devota preghiera ai piedi della Salus populi romani, per sua volontà riposa in questa basilica papale 26 aprile 2026».
Il primo anniversario della morte di Francesco avviene con il successore Leone in Africa il 13-23 aprile: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Alla vigilia della partenza, in un’importante lettera ai cardinali in preparazione al Concistoro del 26-27 giugno, Leone XIV spiega come intende portare avanti l’eredità di Francesco, tema di grande rilevanza nella Chiesa.
Francesco è stato un Papa energico, che ha rotto con parte della tradizione introducendo un proprio stile personale e una nuova forma di governo. Presentandosi ai fedeli, Leone XIV ha dimostrato un approccio equilibrato alla complessa figura del predecessore; ma ha ripreso i simboli dell’ufficio pontificio, a cominciare dalla mozzetta rossa, che Francesco non ha mai indossato; ha fatto riferimento alla «sinodalità» – parola chiave del pontificato di Bergoglio e di Prevst – come metodo di governo pastorale ma la «sinodalità» come stile di governo non sembra richiedere né raccomandare grandi assemblee in cui cardinali, vescovi, sacerdoti e laici siedono insieme. Né si applica, come accadeva con Francesco, alla nomina di commissioni, a cominciare dal celebre «Consiglio dei Cardinali», 9-8-6 cardinali chiamato G9 o G8 o G7. Papa Prevost non lo ha più convocato e l’ha lasciato cadere – grande merito del G9 è aver collaborato con Francesco nella riforma della Curia – e preferisce riunire ogni sei mesi il Concistoro straordinario di centinaia di cardinali, uno stile di governo sicuramente più pesante e complicato.
Quindi, per Leone XIV, la «sinodalità» si applica nella convocazione dei Concistori straordinari, ogni sei mesi. Il primo si è svolto il 7-8 gennaio 2026 sul modello «sinodale» di Francesco: ha lavorato suddiviso in gruppi di lavoro linguistico, in cui intervenivano solo i rappresentanti competenti e in cui alcuni argomenti vennero necessariamente tralasciati. Sembra di capire che Leone XIV voglia ora coinvolgere i cardinali in questioni più generali.
La lettera del 12 aprile è un esempio di come intenda gestire l’eredità di Francesco, prendendo in esame solo una delle ultime discussioni, ovvero quanto maturato in merito all’«Evangelii gaudium» (24 novembre 2013), l’esortazione-programma di Francesco. Il tema era ed è «L’ annuncio del Vangelo nel mondo attuale».
La lettera leoniana spiega: «Dai vostri contributi appare con chiarezza come tale esortazione continui a rappresentare un punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell’identità cristiana ed ecclesiale. È stata riconosciuta come un vero “soffio nuovo”, capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, più che di produrre riforme strutturali immediate, orientando in profondità il cammino della Chiesa».
Leone XIV osserva che questa dimensione «richiama ogni battezzato a rinnovare l’incontro con Cristo, passando da una fede ricevuta a una fede realmente vissuta ed esperita; in questo cammino è toccata anche la qualità della vita spirituale: primato della preghiera, testimonianza che precede le parole, coerenza tra fede e vita. Sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, nella quale le comunità siano soggetti vivi dell’annuncio: ospitali, capaci di linguaggi comprensibili, attente alle relazioni e agli spazi di ascolto, di accompagnamento e di guarigione. A livello diocesano emerge con chiarezza la responsabilità dei pastori di sostenere con decisione l’audacia missionaria, vigilando perché non venga appesantita o soffocata da eccessi organizzativi e favorendo un discernimento che riconosca ciò che è essenziale».
Il Papa chiede ai pastori di avere Cristo come punto di riferimento primario, di porre l’evangelizzazione al centro del lavoro e di agire con responsabilità e coraggio. Parla di «missione integrale»: «Anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa è chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo». L’«Evangelii gaudium» è dunque un importante punto di riferimento.
Nel primo anno di pontificato Leone XIV cita spesso Francesco, attingendo al suo magistero ordinario, ma segna anche una discontinuità: dalle questioni finanziarie – lo IOR non è più centrale per gli investimenti della Santa Sede – ad alcune decisioni operative, il ripristino del Settore Centro della diocesi di Roma e un’applicazione meno rigida della «Traditionis custodes», cercando di sanare la frattura con il mondo tradizionalista e lefebvriano, impresa difficilissima per tutti i Papi.
I più attenti osservatori notano che Leone infonde sempre più un proprio tocco personale nei discorsi e mantiene ferma la convinzione che la Chiesa debba parlare con verità. Lo ha detto nel primo discorso al Corpo diplomatico (9 gennaio); lo ha ribadito nella «veglia di preghiera per la pace» (11 aprile) e anche rispondendo alle domande dei giornalisti sugli attacchi del presidente americano Donald Trump (14 aprile): la Chiesa non ha e non avrà mai paura di parlare a favore della pace. Leone si muove verso l’idea di una missione integrale, che include anche la comunicazione e che riguarda soprattutto il suo ruolo di Papa. Molto si vedrà nel Concistoro straordinario del 27-28 giugno e nella riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali del mondo in ottobre nel decimo anniversario di «Amoris laetitia» l’esortazione apostolica di Francesco sull’«amore in famiglia» (19 marzo 2016).
Pier Giuseppe Accornero
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