15 Gennaio 2026
Monsignor Debernardi in Burkina per inaugurare case e pozzi
Il vescovo emerito di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi – dopo diversi anni di lontananza a causa della salute -, il 7 gennaio 2026 è tornato in Burkina Faso.
Il 7 gennaio monsignor Pier Giorgio Debernardi, vescovo emerito di Pinerolo, è partito per il Burkina Faso per inaugurare le opere realizzate negli anni della sua assenza forzata, dovuta alle sue condizioni di salute. La data segue di pochi giorni l’ennesimo tentativo di colpo di stato avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 gennaio. Il Burkina Faso, purtroppo, ha una lunga storia di instabilità e colpi di Stato, con diverse azioni armate e tentativi di rovesciamento delle autorità negli ultimi anni, incluso il golpe del settembre 2022 che ha portato al potere Traoré dopo la destituzione di Damiba.
Questo viaggio, dai lui a lungo atteso, segna un momento significativo per le comunità locali e per i tanti benefattori italiani che, nel tempo, hanno sostenuto progetti concreti di solidarietà e sviluppo. Si tratta di case per i profughi che si sono ammassati a Kayà, in seguito alle aggressioni di gruppi di matrice jihadista, e di pozzi scavati dove la carenza di acqua potabile costituisce un problema per l’alimentazione e l’igiene. Durante la sua permanenza in Africa, monsignor De Bernardi presiederà le inaugurazioni ufficiali e accompagnerà la posa delle targhe commemorative, pensate per custodire la memoria di chi ha reso possibile queste opere.
I pozzi realizzati rappresentano un segno essenziale di fraternità e di speranza, perché garantiscono accesso all’acqua e migliorano in modo duraturo le condizioni di vita dei villaggi. Ogni pozzo porta con sé una storia e una motivazione precisa, affidata alle parole incise sulle targhe.
- Un pozzo è stato realizzato grazie a Paola e Roberto Spadoni di Rivarolo, come segno di amicizia e fraternità, di speranza e di vita per il progresso del Burkina Faso.
- Un altro pozzo è dedicato alla memoria di don Giorgio Grietti (1952–2022), cancelliere della diocesi di Pinerolo, come segno di amicizia e fraternità.
- Un pozzo è stato donato dalla famiglia Ettore Turaglio e Germana Lantarè di Bibiana, come segno di amicizia e fraternità tra il Burkina Faso e l’Italia.
- Un pozzo porta la dedica di Alessandra Mattalia, con il desiderio che questo dono di fraternità e amicizia sia sorgente di vita e di speranza.
- Un altro pozzo è stato realizzato in memoria di Elda Gamba Bertone. La targa ricorda una vita che è stata un atto d’amore per la famiglia e per la parrocchia, servita come catechista. Il benefattore è Giovanni Bertone di Campiglione Fenile.
- Un pozzo è stato realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ordinazione presbiterale di don Aldo Vallero (Pont Canavese).
- Un altro intervento è dedicato alla memoria di Michelina Geremia che ha donato tutta la sua vita alla famiglia e alla scuola. Il pozzo è stato finanziato da Ignazio Gilli insieme a Franco e Riccardo, di Osasco.
- Un ultimo pozzo è stato realizzato alla donazione della parrocchia dei Santi Michele e Lorenzo di Pinerolo.
Accanto ai pozzi, sono state costruite anche alcune case che si sono aggiunte a quelle precedentemente edificate e che formano un piccolo villaggio che sarà intitolato a don Giovanni Barra.
- Una casa è stata costruita in memoria del professor Aurelio Bernardi, sindaco di Pinerolo dal 1965 al 1975.
- Un’altra casa è dedicata alla memoria di Germana Garello (1940–2022), ricordata per aver donato la sua vita al servizio della diocesi di Pinerolo.
- E una in memoria di don Ermanno Martini, parroco di Bibiana.
- Una casa è stata realizzata grazie alla donazione di Cristina Bianciotto, come segno di amicizia tra il Burkina Faso e l’Italia.
- Un’ulteriore casa è frutto della generosità della Comunità di San Valeriano, composta da monaci e laici, anch’essa come segno di amicizia tra il Burkina Faso e l’Italia.
- Infine, una casa è stata costruita grazie al dono di Filomena Ciociola di Pinerolo, come segno di amicizia tra il Burkina Faso e l’Italia.
Altre 10 case saranno poi costruite grazie alla “Fondazione monsignor Silvano Restagno” che farà scavare anche tre pozzi in altrettante scuole della diocesi di Kaya.
L’inaugurazione di queste opere, realizzate grazie all’associazione Acqua nel Sahel, rende visibile una rete di legami costruita nel tempo, fatta di memoria, gratitudine e responsabilità condivisa. Le targhe apposte su pozzi e case custodiscono queste storie e testimoniano una solidarietà che continua a generare vita, anche a grande distanza.


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