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Chiesa  

La disgregazione della famiglia e le responsabilità della Chiesa

La disgregazione della famiglia e le responsabilità della Chiesa

I recenti dati sulla famiglia italiana resi noti dall’Istat nel Rapporto annuale 2012 (il documento è scaricabile all’indirizzo http://www.istat.it/it/files/2012/05/Rapporto-annuale-2012.pdf ) presentano un quadro tutt’altro che incoraggiante: all’incirca il 30% dei matrimoni – tanto per sparare un cifra – termina in separazione.
Il trend negativo è decisamente in aumento rispetto al recente passato: nel 1995 ogni mille matrimoni si registravano 158 separazioni e divorzi, nel 2010 il tasso è salito a 307 separazioni e 182 divorzi. L’età media di chi si separa è di 45 anni per i mariti e 42 per le mogli, che in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente 47 e 44 anni. La durata media di un matrimonio è di soli 15 anni.
I motivi di questa trasformazione sono molteplici e complessi. E risulterebbe fin troppo facile incolpare unicamente fattori sociali, politici ed economici. Guardando questi dati da una prospettiva ecclesiale, è preferibile l’esercizio dell’autocritica. Che cosa hanno fatto per le famiglie le comunità ecclesiali italiane? Ad un’indubbia abbondanza di pronunciamenti e richiami al valore del matrimonio e della famiglia e di ottimi ed incisivi documenti (basti pensare ad testo della CEI “Evangelizzazione e sacramento del matrimonio” del 1975 o all’esortazione apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II datata 1981 ) non è corrisposta una prassi altrettanto incisiva e convinta. Dal secondo dopoguerra ad oggi, pur avvertendo a svariati livelli una graduale trasformazione del vissuto famigliare, la Chiesa italiana – nella concretezza delle diocesi e delle parrocchie – ha proseguito una prassi pastorale estremamente individualista, relegando la famiglia ai margini della vita ecclesiale. Pochissimi i reali spazi di protagonismo. Rare le concrete occasioni di confronto. Oggi si raccolgono i frutti di quel mancato coinvolgimento.
La famiglia (a partire dal tempo del fidanzamento per arrivare fino quello della vedovanza) è stata lasciata sola nella gestione della complessità e dei cambi epocali che hanno coinvolto il nostro paese. Solo negli ultimi anni – forse più per necessità che per convinzione – la famiglia si sta scoprendo non solo “chiesa domestica” ma anche “cellula ecclesiale”. Le realtà di movimenti e associazioni, dei gruppi famiglia, come pure alcuni percorsi di preparazione e confronto stanno in parte affidando alla famiglia una responsabilità nuova nell’essere chiesa e nel riedificarsi come soggetto sociale.
Le ferite tuttavia rimangono e probabilmente andranno aggravandosi sempre più nel corso dei prossimi anni. Dalle convivenze giovanili che rimandano ad oltranza – se non addirittura escludono! – il matrimonio, alle separazioni e ai divorzi che coinvolgono anche e sempre più spesso la terza età, sono numerose le sfide che la chiesa è chiamata ad affrontare nella prassi pastorale quotidiana e nella riflessione teologica. In questo senso sono certamente una risorsa le coppie di sposi che hanno frequentato e frequentano i master in pastorale familiare, come pure il bagaglio di esperienza dei gruppi e delle comunità che hanno costruito percorsi catechistici e di formazione a partire dai nuclei famigliari.
La famiglia cristiana è insomma ad un bivio. Da una parte l’appiattimento su un modello individualistico e disgregante condito da una dolorosa frustrazione. Dall’altra la prospettiva di ridare – con la fantasia dello Spirito! – credibilità, spessore, fascino e concretezza ad un modello comunitario e solidale.

Patrizio Righero

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