7 Aprile 2012
Dalla Pasqua, la forza per agire nel presente
Pinerolo. Gli auguri del vescovo Debernardi alla diocesi *Desidero rivolgere a tutti un cordialissimo augurio di Pasqua. Non vorrei che fossero solo parole di cortesia. No! Il mio augurio parte dell’evento della risurrezione, dalla tomba vuota, trovata così dalle donne e dagli apostoli al mattino di Pasqua.
Gli auguri di Pasqua sono un invito ad avere gli orizzonti stessi di Dio, ad alzare gli occhi verso l’alto, ad avere nel cuore un desiderio d’infinito, riconoscendo che qui abbiamo soltanto una dimora temporanea. San Paolo ci ricorda: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2).
* Davanti a queste parole così radicali, siamo tentati di rispondere: come possiamo non pensare alle cose di quaggiù, dal momento che la terra sembra travolgerci con i suoi problemi? Come non affrontare con determinazione la crisi che stiamo attraversando? Non dobbiamo dimenticare che pensare alle cose di lassù significa anche affrontare il presente con l’energia della speranza. Sì, la speranza non è un vago desiderio di bene o di felicità; la speranza che viene da Dio ci offre la forza per agire e preparare un futuro più umano dove la persona trova la sua dignità senza mai “essere strumentalizzata da strutture sociali, economiche e politiche, poiché ogni uomo ha la libertà di orientarsi verso il suo fine ultimo”(Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 48).
* Gli auguri di Pasqua non possono nascondere il dramma di tante famiglie che fanno fatica a guardare con fiducia al futuro a motivo dell’incertezza o della perdita del lavoro. Dire lavoro significa un insieme di elementi che permettono alla famiglia di realizzare le sue finalità. Quando il lavoro manca si spegne la voglia di vivere (i casi di suicidio per motivi economici stanno aumentando in forma esponenziale); nella stessa famiglia si creano fratture e chi più ne fa le spese sono i giovani.
In questi ultimi tempi abbiamo visto chiudere diverse aziende: è la morte di tante famiglie e dell’intero territorio. Il disagio sta crescendo e si avverte tensione sociale.
Lo sguardo verso l’alto deve aiutarci a non cadere nella depressione. La fede nella risurrezione ci impegna perché il vivere sia sempre più umanizzato; in particolare perché chi lavora sia riconosciuto nella sua dignità, sia debitamente protetto quando rischia di perdere il posto di lavoro attraverso efficaci ammortizzatori sociali accompagnati da una riqualificazione professionale per poter rientrare al più presto nel ciclo lavorativo. È questione di giustizia.
*L’Assemblea diocesana, che abbiamo iniziato, ci porta nel vivo della difficile situazione che stiamo attraversando. Non possiamo restare indifferenti di fronte al moltiplicarsi e all’incancrenirsi di tanta povertà.
Ce lo impedisce il comune legame in umanità e ci spinge il comandamento dell’amore, pienezza della vita cristiana. Per questo, il tema di tutta l’Assemblea sono le parole: “Se non avessi la carità”, l’inizio del cap. 13 della prima lettera ai Corinzi.
Desidero che l’Assemblea sia un momento forte per il cammino della nostra diocesi, oltretutto in sintonia con gli Orientamenti della Chiesa Italiana. Infatti, fine dell’educazione è formare personalità capaci di amore oblativo, di prossimità generosa, di saper perdere la propria vita secondo l’insegnamento di Gesù. Invito tutti a prendere parte alle varie fasi dell’Assemblea. Ognuno, con la sua presenza, può arricchire gli altri attraverso la riflessione, le proposte e la sua lettura della realtà.

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