«Vorrei raccontare cose belle – scrive monsignor Pier Giorgio Debernardi da Ouagadougou -, ma la piaga del terrorismo (le forze del male, come viene definito in Burkina) obbliga a segnalare continue uccisioni tra la popolazione inerme».

Se in Piemonte è la paura del coronavirus a far chiudere le scuole, nel Sahel sono i jihadisti a prenderle di mira e, spesso, a perseguitare allievi e maestri. «Il 24 febbraio un gruppo di terroristi ha preso d’assalto alcune scuole del comune di Tangaye, nella provincia di Yatenga al confine con il Mali. I terroristi hanno bastonato gli insegnanti, intimando loro di chiudere le scuole e di non più ritornare a insegnare». Come se non bastasse «a Goutla un gruppo di terroristi ha dato fuoco ad alcune classi. Il comune di Tangaye con i suoi villaggi è già stato più volte preso d’assalto».

Anche nella provincia di Samnetenga, sempre il 24 febbraio, si sono verificati dei disordini. «Nel comune di Pissila sulla strada tra Kaya e Dori, hanno ucciso tre poliziotti e un volontario. Nelle province del nord si è instaurato un clima di paura. Il sindaco di Barsalgho mi diceva che la gente, attraversando la brousse, preferisce incontrare un leone che non un uomo. Se incontri un uomo c’è il rischio che sia un terrorista».

E in questo clima di paura tanta gente sceglie la fuga.