Un giorno di festa, il 6 ottobre, per Roure e le sue due parrocchie, Santo Stefano (Castel del Bosco) e San Giovanni Battista (Villaretto), che la morte improvvisa di don Adalberto (Wojciech Rzeszutek) lo scorso dicembre aveva lasciato orfane del parroco. Provvidenziale si è rivelato per ridare una guida pastorale alle due comunità, il ritorno in diocesi di don Pier Luigi Filliol – che era “fidei donum” a Rocca Canavese.

Don Pier Luigi accolto dal vescovo e dal sindaco Rino Tron sulla soglia di Santo Stefano

L’ingresso ufficiale è avvenuto nella messa pomeridiana in Santo Stefano, presieduta dal vescovo Derio Olivero, a cui hanno preso parte – oltre al vicario don Mauro Roventi Beccari e alcuni parroci della zona pastorale Valli Chisone e Germanasca – i fedeli di Roure guidati dal sindaco Rino Tron.

Monsignor Olivero nell’omelia ha ripreso alcuni spunti della nuova lettera pastorale: «Non sappiamo quale sarà tra vent’anni il futuro di Roure, di Perosa, di Pinerolo, sappiamo però che il futuro è scritto sulla faccia dei giovani e a noi tocca leggerlo su queste facce. Purtroppo di fronte a quello che noi Chiesa proponiamo, si legge la risposta “A noi, grazie, non interessa”». E su questa perdita di interesse – «l’esculturazione» – per il cristianesimo nella vita di ogni giorno, il vescovo ha provato a riflettere, commentando il vangelo domenicale in cui alcuni discepoli chiedono a Gesù di aumentarne la fede: «Gli apostoli volevano certezze, regole chiare e precise. Oggi tanti cattolici chiedono le stesse cose: valori precisi, quasi un identikit del buon cristiano. A loro e a noi Gesù risponde che la fede è un granello di senapa, una cosa piccola che produce vita, lo stupore per la presenza amorosa di Dio. Una presenza che dà gusto alla vita, che è complicata, ma c’è una persona che ti dà forza, ti aiuta a vincere le paure, a trovare un senso al vivere. Il credente è uno che si alza al mattino, facendo fatica come tutti gli altri, ma almeno una volta nella giornata si ricorda che c’è un Dio che gli vuol bene e, anche davanti alla morte, gli dice “Va tranquil”». Questo il compito dei parroci: «crederci e ricordare a tutti che c’è questa presenza amorosa. Questo l’augurio che rivolgo a don Pier Luigi che corra – a me non piacciono i preti che non corrono – per annunciare questa presenza!»

 

G.R.