Dopo otto anni come parroco di Santa Maria Assunta, don Alessandro Ricci verso la metà di settembre lascerà la comunità di Pinasca – per ora non ci sono novità sul suo successore – per una nuova esperienza.

La chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta (Pinasca)

Formatosi come cristiano prima e come sacerdote poi nel Cammino Neocatecumenale, don Alessandro nei prossimi tre anni porterà il suo ministero in una diocesi della Francia del sud. «Da diversi anni – spiega – il Cammino Neocatecumenale è interpellato dai Vescovi per portare nelle loro diocesi un’esperienza di  Missio ad gentes, che consiste nell’invio di famiglie disposte ad andare ad annunciare il Vangelo nelle zone più scristianizzate d’Europa e del mondo, attraendo i non credenti alla fede attraverso la testimonianza nella vita di tutti i giorni e anche nelle piazze». Si forma così una comunità di alcune famiglie insieme a un sacerdote che «vivono la crescita della loro fede mediante la celebrazione della parola durante la settimana, l’eucarestia domenicale, la confessione mensile, una domenica al mese in ritiro per condivisione come si stanno vivendo la missione e i passaggi del percorso neocatecumenale. Sarò lì non come un superiore, ma come un fratello di comunità per aiutare come sacerdote». Un’esperienza questa a cui don Alessandro si sentiva chiamato già da qualche anno e che ha trovato l’appoggio del vescovo Derio Olivero: «Andrò in Francia come sacerdote “Fidei Donum” della diocesi di Pinerolo per tre anni. Oltre alla Missio, aiuterò anche la diocesi di Pamiers. C’è un’unica parrocchia in questa città di circa 18 mila abitanti (di cui il 30% non battezzato!) e la domenica partecipa alla messa il 5% della popolazione». Una scelta “missionaria”, ma non un addio: «Alla fine dei tre anni penso di tornare nella diocesi di Pinerolo ma tutto è nella volontà di Dio».

Il vescovo Derio Olivero

 

Degli anni pinaschesi, oltre a ricordare i vari gruppi della parrocchia, don Alessandro sottolinea l’importanza della Vergine Maria: «Ogni volta che l’ho pregata per problemi economici o pastorali, la risposta è stata immediata». E la Provvidenza ha permesso, in pochi anni, di fare lavori per circa 300 mila euro, senza contare quello «che diverse imprese individuali (e non) ci hanno regalato». Fondamentale anche la generosità delle persone amiche – «Per il salone abbiamo raccolto circa 40 mila euro» -. Dal lato pastorale le soddisfazioni non sono mancate: «il gruppo giovani, la comunità neocatecumenale, le due edizioni del festival della famiglia, l’ultima novena con il banco di beneficenza, il Natale festeggiato nel salone parrocchiale e la Veglia Pasquale». L’unico rammarico sta «nell’aver realizzato poco una comunione con la parrocchia di san Rocco. Con Don Dario (che ringrazio per la collaborazione in questi anni) abbiamo accorpato alcune iniziative, ma con una bassa risposta parrocchiale. Tutti la desiderano, ma pochissimi si mettono al servizio di questa unione. Ma questo è perché Dio non apre i cuori. Evidentemente non è ancora possibile secondo il progetto di Dio».

Don Alessandro è certo di lasciare a chi verrà dopo «un’eredità bella ma difficile. Bella perché le persone sono fantastiche e i locali e i conti sono a posto. Difficile perché si fa fatica nel ricambio generazionale e a passare dall’impegno al servizio per amore a Gesù Cristo senza aspettarsi un contraccambio umano». Tra le persone incontrate, molte quelle che don Ricci saluterà di persona – «in parecchi mi hanno aiutato e anche criticato facendomi del bene -, ma un ricordo particolare lo unirà a «Franco Haeffely, andato in cielo a giugno, che sempre mi ha incoraggiato nel ministero e nella fede in Gesù». A tutta la comunità, invece, rivolge l’augurio più bello «incontrarci tutti un giorno in Cielo alla presenza dell’amore di Dio che abbiamo vissuto e condiviso nelle celebrazioni eucaristiche».

GUIDO ROSTAGNO