La testimonianza di Mattia Possetti, giovane ministro straordinario della Comunione

Perché fai il ministro straordinario dell’Eucaristia a soli vent’anni? Questa è una domanda che chiunque spontaneamente mi potrebbe rivolgere, ora proverò a rispondere dividendola in tre parti: “Perché?”, “fai il ministro straordinario dell’Eucaristia?”, “a soli vent’anni?”.
Partiamo dal “Perché?”. Tutti i giorni ciascuno di noi si pone tante domande, ma questa non è come tutte le altre… Me la rivolsi esattamente un anno fa, ormai in piena emergenza sanitaria, quando la nostra società era immersa nella sofferenza e nella solitudine. Anche le nostre comunità parrocchiali non sono state risparmiate da questo, perché vivono e si radicano non al di fuori del mondo ma nel mondo. Allora mi sono chiesto: io posso fare qualcosa per donare a chi incontro uno sguardo di gioia, nonostante le sofferenze di ciascuno? Sì, questa è stata la mia risposta. La Messa era diventata uno dei momenti in cui un nutrito gruppo di persone si poteva incontrare, sia per vedersi ma soprattutto per accostarsi alla mensa del Signore, e da qui la mia esigenza di poter continuare a svolgere un servizio alla mia comunità parrocchiale di San Leonardo Murialdo in Pinerolo, in un momento dove tutto o quasi era sospeso, con l’obiettivo di sentirci e far sentire gli altri amati da Dio.
Ora proverò a rispondere alla seconda parte della domanda: “fai il ministro straordinario dell’Eucaristia?”. Innanzitutto ministro straordinario dell’Eucaristia non si fa ma ci si diventa. Sembra scontato ma non lo è, perché questo ministero riconosciuto dalla Chiesa è sia un servizio volontario prestato da un laico o laica inserito/a nella comunità parrocchiale e costante nella fede, sia un’adesione responsabile al sacramento dell’Eucaristia nella ministerialità della Chiesa Cattolica. Porgendo particolare attenzione ai più bisognosi del pane spezzato, dando prova di adattamento e disponibilità, portando la comunità parrocchiale nelle case di coloro che si va a visitare ed essendo coscienti di ciò che si fa anche durane la celebrazione, in aiuto ai ministri ordinari (sacerdoti, diaconi, accoliti).
Infine rispondo all’ultima parte della domanda, per me la più importante: “a soli vent’anni?”. Perché così giovane? Questa domanda me la sono posta anch’io, e la risposta l’ho trovata osservando ed ascoltando il silenzioso ma fecondo servizio, ormai da anni prestato solo più da un ristretto numero di persone: portare la Comunione nelle case dei malati e sofferenti della mia parrocchia e distribuirla durante le celebrazioni quando è necessario, tutto questo con grandissimo amore al Signore, custodendo tra le mani quel Pane che si è fatto carne in Cristo. Dopo aver visto e ascoltato questo, ho detto il mio sì e sono diventato ministro straordinario dell’Eucaristia, consapevole che da chi come me svolge questo servizio da anni posso prendere esempio, cercando ogni giorno, essendo “portatore di Eucaristia”, di crescere nella fede e nel servizio ai bisognosi. Ma c’è un fattore che mi ha fatto dire di sì subito: la necessità di sostenere un gruppo di ministri che ormai era in forte calo numerico. Questo l’ho potuto notare anche in occasione del mandato diocesano che si è svolto lo scorso 14 novembre a Pinerolo nella basilica di San Maurizio: sì, c’erano molti ministri di tante parrocchie ma pochi erano i volti giovani, e mi sono accorto che con molta probabilità attualmente sono il più giovane ministro straordinario della nostra Diocesi. Spero, in un futuro non troppo lontano, di perdere questo “record” e di vedere giovani che con la semplicità e ricchezza della propria fede si mettano in cammino ancora di più, diventando strumenti della Chiesa nel donare il pane spezzato a tutti i fratelli, consapevoli che ogni comunità parrocchiale deve essere in grado di vedere nei giovani non soltanto il futuro ma anche l’oggi della nostra Chiesa educandoli e facendo loro assaporare anche quei servizi che talvolta sono considerati prerogativa dei “vecchi”… Questo perché soltanto insieme – e vedendo in quello che noi facciamo il bicchiere mezzo pieno nelle nostre comunità (come ha sottolineato fortemente il vescovo Derio nell’omelia di domenica) – possiamo continuare ad amare e ad essere amati, desiderosi di Cristo Eucaristia.

Mattia Possetti
(Ufficio Liturgico diocesano)