Quando ho saputo che Benedetto XVI avrebbe lasciato il Vaticano per andare Regensburg a trovare il fratello 96enne Georg, ammalato da tempo, mi è venuto in mente il film “Una storia vera” di David Lynch.

Certo le circostanze sono molto diverse, soprattutto perché, al contrario della vicenda narrata dal regista statunitense, i due fratelli Ratzinger sono sempre stati legatissimi (sono stati ordinati sacerdoti lo stesso giorno, il 29 giugno 1951 nel Duomo di Frisinga).

Ciò che più accomuna le due vicende è il viaggio.

Le immagini di oggi mostrano un Joseph Ratzinger fortemente provato dall’età. Dimagrito. In sedia a rotelle, con difficoltà di movimento. Nel film di Lynch che, come dice il titolo è tratto da un storia realmente accaduta, il protagonista, con evidenti problemi di deambulazione, intraprende un lungo viaggio (386 chilometri) a bordo di uno sgangherato tosaerba («è una cosa che devo fare!») per rivedere dopo tanti anni un fratello ammalato con cui aveva troncato i rapporti.

Un viaggio finalizzato ad un incontro che potrebbe essere l’ultimo.

I due viaggi – quello magistralmente narrato da Lynch e quello di Benedetto – sono entrambi una storia vera e una storia bella.

Entrambi nascono da una scelta di cuore e, nel caso di Benedetto, proprio nel giorno in cui la chiesa celebra la festa del Sacro Cuore di Gesù.

Dopo tanti viaggi apostolici in veste ufficiale, questo per lui è un viaggio privato che dice moltissimo, anche se non ci saranno discorsi.

Dice una vita intera.

Dice una grande fatica mossa da un grande amore.

Dice l’umanità fragile di un grande Papa, ininterrottamente sotto attacco dall’esterno e dall’interno.

Dice il coraggio di un uomo che non ha mai avuto paura di fare scelte forti. Una storia vera e una storia bella. Soprattutto per chi non si rassegna a rinunciare alla bellezza e alla verità.

P.R.