6 luglio 2014

In tante nostre parrocchie è in pieno svolgimento l’Estate ragazzi. I cortili sono un formicolio di bambini e ragazzi. È un ambiente multietnico e anche multi religioso quello dei nostri oratori e tanti animatori offrono disponibilità e competenze per ritmare il tempo della giornata e delle settimane tra giochi, momenti formativi, gite e anche un po’ di studio. Sono settimane che trascorrono rapidissime e lasciano un segno. Senza trascurare il fatto che è un servizio desiderato e apprezzato dalle stesse famiglie.
Sto passando di oratorio in oratorio. C’è un fermento di iniziative che raramente si trova in altre parte dell’anno. Quanto è importante che l’Estate ragazzi non resti un momento isolato, un evento estivo, ma si traduca in “percorso” che accompagna la crescita umana e cristiana di bambini, ragazzi e giovani. Questo è possibile se l’oratorio diventa un luogo pastorale di eccellenza all’interno della parrocchia. Papa Giovanni Paolo II diceva ai giovani: « Rilanciate gli oratori, adeguateli alle esigenze dei tempi, come ponti tra la Chiesa e la strada…»
Ragazzi e giovani rimangano ancorati alla parrocchia se trovano spazi adatti per sviluppare i loro talenti, la loro creatività e la loro voglia di compagnia, ma soprattutto se c’è il cuore di un prete che “perde” il tempo con loro e li aiuta a maturare scelte importanti per la vita.
Bisogna credere all’importanza dell’oratorio! Occorre spendere energie e risorse perché possa prendere il volo.
È indispensabile coinvolgere persone – giovani e adulti , soprattutto famiglie – che diventino animatori e formatori capaci di educare “come atto di amore” in “una visione di fede che dà fondamento e orizzonte alla ricerca di senso dei giovani”, rendendoli capaci di impegno nei confronti della società.
Non è facile, anzi è molto impegnativo dare vita ad un oratorio. Occorre trovare persone disposte a mettersi in gioco e a credere all’importanza dell’educare. La storia della Chiesa piemontese è ricca di figure di educatori che sono stati dei pionieri e dei geni in questo settore. San Giovanni Bosco e San Leonardo Murialdo sono due nomi che ne richiamano tanti altri, preti e laici, che hanno creato gli oratori non “a tavolino” ma partendo dei bisogni del loro tempo.
Il prossimo anno ricorre il bicentenario della nascita di don Bosco. Il modo più bello per ricordare questo santo è quello di realizzare ciò che a lui stava più a cuore, cioè l’oratorio, usando il linguaggio che piace ai giovani, ormai immersi nell’ambiente digitale. L’oratorio è punto di incontro e di amicizia; è soprattutto una grande opportunità di evangelizzazione.
Voglio invitare – presbiteri e laici- a ripensare ad un rilancio dei nostri oratori. La debolezza educativa del nostro tempo deve trovare in noi entusiasmo e capacità per proporre luoghi alternativi dove si cresce e si matura con proposte culturali e sportive gradevoli e con una forte offerta formativa.
I risultati si ottengono se si lavora in rete, se alleniamo i giovani a unire le forze con le comunità vicine, se non si è gelosi dei propri confini parrocchiali, se si dà fiducia ai laici rendendoli corresponsabili in questa missione educativa.

+ Pier Giorgio Debernardi

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