Febbraio 2014

Dionisio Lachovich è Vescovo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina in Italia e Spagna. Lo abbiamo incontrato, a Roma, per una breve intervista.
La situazione in Ucraina ripropone il tema delle democrazia nei paesi dell’Est. Come giudica gli ultimi avvenimenti?
Le manifestazioni in Ucraina sono per la democrazia, per un’associazione con l’Europa. Ma negli ultimi giorni la rivolta è strettamente legata alla difesa della dignità, per rompere i vincoli con il passato, con la paura, con la sottomissione. Una vera battaglia a favore della cittadinanza. È un conflitto fra il governo corrotto e antidemocratico ed il popolo ucraino.
Di fronte a questa situazione l’Europa può e deve svolgere un ruolo politico non indifferente. In concreto, quali passi può compiere?
La situazione dell’Ucraina non sarà risolta senza la mediazione e senza un efficace sostegno internazionale, specialmente dell’Europa. Gli ucraini contano sulla solidarietà attiva della società internazionale. Forse è la loro ultima speranza.
Si chiede una mediazione fra Russia e Ucraina, fra il presidente dell’Ucraina e i leader dell’opposizione e una pressione sugli oligarchi ucraini.
All’interno di questo contesto, un paese con antiche radici europeiste come l’Italia è chiamato ad una mobilitazione politica e culturale. In quale direzione?
L’Italia ha più di 200. 000 “ambasciatori-immigrati” ucraini. Questi sono stati accolti con molto affetto e hanno scelto come seconda patria l’Italia. Gli ucraini in Italia svolgono mestieri molto umili ma molto dignitosi, badanti, baby sitter e tanto altro. Questi “ambasciatori” giocano anche un ruolo molto importane per uno scambio interculturale. Se venti anni fa gli italiani spesso non distinguevano Ucraina e Russia, oggi direi che grazie anche a questi flussi migratori l’Italia per l’Ucraina è diventato un Paese molto vicino. Immaginate soltanto se moltiplichiamo tutti gli immigrati ucraini presenti in Italia con i loro familiari, amici e conoscenti. Possiamo parlare di qualche milione di ucraini che conoscono l’Italia dai racconti diretti. Anche gli italiani hanno conosciuto tanti ucraini in modo diretto. In questo contesto, l’Italia che si trova a essere parte fondamentale dell’Europa, potrebbe raccontare a tutti i paesi dell’Unione Europea la vita concreta dei cittadini. Sarebbe un vero avvicinamento prima che siano firmati gli accordi.
Le chiese, a cominciare da quella cattolica, che cosa possono fare per affrontare il caso ucraino e favorire il processo di modernizzazione e di europeizzazione di quel paese?
La Chiesa italiana ha già fatto tanto per gli immigrati ucraini, accogliendoli, concedendo loro gli edifici di culto per le funzioni religiose (giacché sono di rito bizantino), provvedendo con sacerdoti ucraini per l’assistenza pastorale, offrendo supporto economico. Ma la Chiesa italiana aiuta anche l’Ucraina finanziando diversi progetti ecclesiali.
Dall’altra parte la Chiesa in Ucraina ha bisogno del sostegno morale nella lotta per la giustizia sociale. «La lotta – diceva Bergoglio – ha due nemici: il menefreghismo, mi lavo le mani di fronte al problema e non faccio niente, ma così non sono cittadino, e la lamentela». Ma nessuna di queste reazioni è cristiana. Il cristiano scende in campo e lotta. Lotta per i diritti umani (ben sapendo che «affermare i diritti umani comporta anche la lotta per cambiare queste strutture ingiuste»), per la giustizia sociale («Dobbiamo recuperare la missione fondamentale dello Stato, che è quella di assicurare la giustizia e un ordine sociale giusto al fine di garantire a ognuno la sua parte di beni comuni, rispettando il principio di sussidiarietà e quello di solidarietà»), per «sradicare la povertà», per la «cultura dell’incontro» che salvaguardi le differenze «convergendo sui valori che garantiscono la dignità della vita umana, l’equità e la libertà».

Stefania Parisi

Dionisio Lachovich è Vescovo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina in Italia e Spagna

Dionisio Lachovich è Vescovo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina in Italia e Spagna