Gennaio 2014

“Il dialogo interreligioso strumento della coesione sociale” è il titolo di un convegno che si è svolto a Roma nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati, promosso dalla Co.Re.Is, la comunità religiosa islamica. Sono intervenuti alcuni autorevoli esponenti del settore, tra cui ambasciatori, intellettuali e mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo ausiliare di Roma.

Il dialogo interreligioso, come è emerso in più interventi del convegno, è stato l’elemento decisivo per favorire la stessa integrazione sociale tra i vari paesi.
Chiara Ferrero, moderatrice dell’incontro e Presidente dell’Accademia di Studi interreligiosi di Milano, ha evidenziato che la religione resta un elemento centrale per favorire il dialogo tra i popoli e ha una incidenza forte solo quando esce dalla dimensione privata. Non può mai ridursi ad una dimensione “folkloristica” o di pura immagine.
L’ambasciatore dell’Indonesia presso la Santa Sede, Budiarman Bahar, ha insistito sul fatto che la “coesione sociale” favorisce e incrementa la pace nel mondo. Per questo, ha aggiunto «per i cristiani e le altre religioni è un dovere coltivare questo dialogo con il mondo islamico». E l’esempio indonesiano è quanto mai pertinente. È un paese che conta 240 milioni di abitanti con una presenza musulmana che sfiora il 90 per cento della popolazione e oltre 200 gruppi etnici. Eppure proprio in questo paese, ha aggiunto l’ambasciatore «è possibile garantire una tranquilla convivenza religiosa perché la cooperazione e il dialogo sono strumenti che accompagnano quotidianamente le dinamiche della società indonesiana».
Monsignor Leuzzi, con forza ed efficacia, ha evidenziato che la religione non può mai essere un fattore che si traduce in una sorta di imposizione né di imposizione sulle persone. Non si può chiedere ad una persona se è religioso per avviare un dialogo. Del resto, ha aggiunto il Vescovo ausiliare di Roma, il cristianesimo è «evangelizzazione e non proselitismo. Perché il cristianesimo si propone e non si impone». Come, del resto, ha sottolineato che la religione non è mai un partito perché la «religione deve servire e non deve servirsi della società». Per questo la religione è un motore permanente che può garantire e consolidare la coesione sociale a livello nazionale e a livello internazionale.
Insomma, un convegno che conferma, ancora una volta, come la religione sia decisiva nei processi sociali e nella stessa tenuta democratica e pluralistica delle società.

Stefania Parisi

mons. Lorenzo Leuzzi

mons. Lorenzo Leuzzi