Domenica 27 novembre la “rimpatriata” del campo di Bessen Haut Riportiamo di seguito la coinvolgente testimonianza di don Mario Filippi che ha partecipato, come assistente spirituale al campo famiglia di Bessen Haut (16-21 agosto 2001). Un bell’esempio di sinergia tra diverse vocazioni.

Ringrazio per la bella idea di questa rimpatriata… La presenza della totalità dei partecipanti al Campo di Bessen Haut è il segno più convincente della piena riuscita del Campo e del desiderio di rinnovare la gioia dell’incontro e di rivivere una esperienza che certamente ci è rimasta nel cuore. Di questo si sono accorti anche i presenti alla Messa presso la Parrocchia dello Spirito Santo, che ci ha ospitato, e ai quali il parroco nella introduzione della messa ha presentato il nostro gruppo augurandosi che qualche coppia della Parrocchia si unisca a noi nella prossima edizione del Campo.

Per me Bessen Haut è stata una scoperta, anche se non ero a digiuno di esperienze con le famiglie. Ho lavorato per più di 20 anni in due consultori dell’UCIPEM, a Torino e a Rivoli, dove mi sono trovato molto bene e dove ho fatto delle belle amicizie che durano ancora adesso. Ma non ho avuto mai l’occasione di passare con loro una settimana come quella Bessen Haut: adulti e bambini insieme, in un campo autogestito. Con gli amici del Consultorio ci si radunava spesso non solo per studiare e confrontarci su casi di interesse comune, e anche per approfondire aspetti religiosi e formativi (giornate di ritiro, Lectio divina su libri della Bibbia che avevano come tema di fondo la scoperta del progetto di Dio sulla famiglia). Ma si trattava, tutto sommato di incontri di studio. Ad ogni modo niente che assomigliasse al Capo di Bessen Haut.

L’esperienza di Bessen Haut mi ha fatto scoprire un modo diverso di stare insieme, dove la presenza e la compresenza di genitori e figli piccoli faceva emergere aspetti educativi molto importanti e per molti versi fondamentali, proprio perché i momenti educativi più pregnanti ed efficaci non sono quelli presentati attraverso una lezione, ma quelli vissuti come un’esperienza. La più efficace educazione è quella «ambientale» o atmosferica. Un’educazione che si respira nell’ambiente in cui sei immerso, una catechesi quasi «per contatto» che passa attraverso le cose che vedi e che tocchi. I bambini sono educati più dalle cose che ci vedono fare, che non da quelle che diciamo: il bambino magari non ascolta (o sembra non ascoltare) quello che diciamo, ma ci guarda sempre.

Quelli di Bessen Haut sono stati giorni fortunati, a cominciare dal tempo che ci ha accompagnati, per continuare con il paesaggio che ci circondava: maestoso, solenne, ma anche riposante, che invitava a sollevare gli occhi e la mente con la presenza (sia pure da lontano), un po’ esotica, delle marmotte diventate, subito, un originale elemento del paesaggio, specialmente per i bambini.

Un aspetto che mi è piaciuto molto è stata la disponibilità e la generosità di tutti e la distribuzione degli impegni, alcuni dei quali (come quelli dei super cuochi Claudia e Valter) pesanti ed impegnativi.
Altrettanto importante la presenza degli animatori (ricordo per tutti Alberto): creativi, pazienti, attenti ad accompagnare non solo gli aspetti ludici dei bambini, ma anche quelli educativi. Non si sono fermati al ruolo piuttosto povero di intrattenitori, ma hanno esercitato un vero ruolo educativo ed hanno introdotto i bambini anche al momento liturgico.
E poi la presenza illuminante, rasserenante e profonda di Elisa. Ci ha colpito non solo la sua grande competenza ed esperienza professionale e le sue doti comunicative, capaci di tradurre in linguaggio semplice e concreto anche i complessi percorsi della psicologia, ma anche perché con immediatezza sapeva leggere, al di sotto dei processi psicologici, originali aperture all’intervento della Grazia di Dio, aiutandoci in questo modo a guardare alla persona umana non solo come ad un complicato groviglio di problemi, ma come un progetto di amore e di salvezza che la Parola di Dio aiuta a cogliere e a dipanare…
Naturalmente un ricordo e un grazie vivissimo va a Corrado con la sua regia e attenta alla puntualità e a far procedere con i giusti ritmi la macchina piuttosto complessa del Campo. Mi riferisco a quello che potevamo vedere nei diversi momenti della giornata, ma va anche ricordato il lavoro nascosto della preparazione del campo e della sua complessa organizzazione, con l’aiuto di Nicoletta e di Manuela ed Elena.
Voglio sottolineare anche un altro aspetto e, cioè, il ruolo che ha giocato la casa della quale eravamo ospiti. Non un albergo a 5 stelle da sfaticati vacanzieri, ma una vera casa, quasi la casa di una famiglia un po’ allargata. Per certi versi anche un po’ scomoda, segnata da un tono di essenzialità ed anche di austerità; una casa che «faceva molto montagna», che invitava alle cose essenziali e che obbligava a tirarsi su le maniche e intervenire, come si fa nelle nostre case. E allo stesso tempo una casa che ci obbligava ad incontrarci continuamente.
Tutto questo è stato immortalato dalla macchina fotografica di Simona e Nicolò con una serie di immagini che rappresentano un po’ il “diario” visualizzato della nostra settimana a Bessen Haut. Sarà bello lungo l’anno far scorrere le pagine colorate di questo diario per (ri)vivere con un po’ di nostalgia delle cose vissute insieme e per anticipare con il desiderio il prossimo campo.

Don Mario Filippi Foto di gruppo al termine della