Tempi travagliati – e purtroppo non è una novità – per il Burkina Faso.

Monsignor Pier Giorgio Debernardi

Racconta monsignor Pier Giorgio Debernardi, reduce dalla Conferenza episcopale dell’Africa dell’Ovest: «Il vescovo di Dori (ndr Laurent Birfuoré Dabiré) in questi giorni ha affermato che gli attacchi terroristici sono “apolidi”, contro tutti e contro tutto. Contro musulmani, cristiani,  contro lo Stato e le sue istituzioni, sopratutto contro la povera gente«.

Il vescovo di Dori, Laurent Dabiré

A complicare le cose «è l’assenza di un interlocutore che possa permettere di trovare delle soluzioni. I terroristi tirano la corda su due versanti: quello inter-etnico e quello inter-religioso, sperando che la corda si strappi». Sempre di più « èimportante oggi affermare che tutti siamo cittadini di un medesimo Paese, al di là delle differenze etniche e religiose. Tutti i Burkinabè devono rispondere che siamo uniti e indivisibili. Altrimenti andiamo incontro a giorni cupi e dolorosi. Quando un nemico vuole vincere fa leva sulle diversità etniche e religiose. Ma se il nemico si trova davanti ad un popolo compatto batte sicuramente in ritirata».

Il cardinale di Ouagadougou, Philippe Ouédraogo

Anche il cardinale di Ouagadougou, Philippe Nakellentuba Ouédraogo, è intervenuto al proposito: «Egli afferma – riporta il vescovo emerito – che non bisogna lasciarsi impantanare verso derive etnicistiche-religiose». Davanti alle reazioni coese dell’episcopato del Burkina, monsignor Debernardi è positivamente colpito: «Ammiro la lucidità e la compattezza dei vescovi del Burkina. La loro unica preoccupazione è la riconciliazione e la coesione sociale per impedire il rischio di una guerra civile. L’unità della Nazione prima di tutto. Questo deve stare a cuore ad ogni cittadino. Queste o simili parole si trovano in tutti gli interventi dei vescovi».