Venerdì 24 gennaio la Chiesa celebra la memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. A Pinerolo, alle ore 17, nella Cappella del Monastero della Visitazione, il vescovo presiede la messa alla quale sono invitati in modo particolare i giornalisti cattolici che operano in diocesi.
Ma come mai nel 1923 venne proclamato dal Pontefice patrono dei giornalisti un vescovo che visse in un periodo in cui il giornalismo, nel senso moderno del termine, non esisteva?

San Francesco di Sales fu giovane (nominato a soli 32 anni e dopo solo sei anni di sacerdozio) e zelante pastore della Chiesa di Ginevra all’inizio del Seicento, in un contesto di aspre divisioni dottrinali. Intuendo l’efficacia dei pur rudimentali mezzi di comunicazione dell’epoca, egli si adoperò per diffondere la fede cattolica attraverso la stampa di foglietti distribuiti nelle case o affissi ai muri della città. Così si spiega la scelta di papa Pio XI.
Come continuare nel secolo di internet la sua opera per farne maturare le geniali intuizioni? Poche settimane fa ricorreva il cinquantesimo anniversario della promulgazione del decreto Inter mirifica, nel quale il concilio Vaticano II sosteneva che i mezzi di comunicazione sociale possono contribuire notevolmente all’umanizzazione della società e alla diffusione del regno di Dio. Lo stesso documento indicava le vie per un’informazione a un tempo seria ed etica: le notizie raccontate devono essere vere, complete, onestamente divulgate nel rispetto della dignità della persona e tenendo conto bene comune. Non si ritrova in queste raccomandazioni il medesimo afflato che permea le norme deontologiche dell’Ordine dei giornalisti, che esigono lealtà, buona fede, onorabilità dei soggetti, interesse pubblico e verità sostanziale dei fatti?
L’avvento dei computer, del web e delle tecnologie connesse ha spazzato via un modo “tradizionale” di lavorare, offrendo possibilità di ricerca prima inimmaginabili. Ma forse ha reso tutti, lettori e scrittori, un po’ pigri, anteponendo la fame di notizie alla voglia di capire e approfondire. Si tratta quindi d’informarsi, formarsi, allenarsi al giudizio critico, sviluppare l’attitudine al discernimento, per non affogare nella navigazione digitale. Non basta quindi avere a disposizione mezzi “meravigliosi” (come giustamente e positivamente li definiva Inter mirifica): bisogna sapere come utilizzarli e come riempire di contenuti le forme pressoché infinite della comunicazione contemporanea.
Il Master in comunicazione sociale, che nello scorso ottobre ha preso il via presso la sezione torinese della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, con l’appoggio della Conferenza Episcopale Piemontese e della Fisc, vuole proprio essere uno strumento, scientificamente valido e professionalmente idoneo, per formare persone che sappiano coniugare un modo di lavorare nell’ambito dei media operativamente efficace e moralmente positivo.
L’audacia e la lungimiranza del santo patrono deve in particolare essere di esempio e stimolo per gli operatori dei media che si professano discepoli di Cristo, la cui opera e il cui messaggio non a caso vengono definiti “notizia” in uno dei più antichi tweet ante litteram: Gesù «se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio» (Lc 8,1).
Restano in ogni caso valide per tutti – credenti e non credenti – le parole pronunciate sabato scorso da papa Francesco, che le folle spontaneamente riconoscono come maestro di comunicazione, incontrando dirigenti e personale della RAI: «La qualità etica della comunicazione è frutto, in ultima analisi, di coscienze attente, non superficiali, sempre rispettose delle persone, sia di quelle che sono oggetto di informazione, sia dei destinatari del messaggio. Ciascuno, nel proprio ruolo e con la propria responsabilità, è chiamato a vigilare per tenere alto il livello etico della comunicazione, ed evitare quelle cose che fanno tanto male: la disinformazione, la diffamazione e la calunnia. Mantenere il livello etico». Un buon programma per vivere bene la festa del patrono dei giornalisti.

Fabrizio Casazza
Vice direttore del Master in comunicazione sociale
Consulente ecclesiastico piemontese dell’Ucsi

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