Dopo una notte di preghiera e adorazione passata presso la Basilica dei Santi Apostoli a Roma con un piccolo gruppo di amici, don Luigi Sturzo lancia dall’Albergo Santa Chiara, nel cuore di Roma, l’Appello a tutti gli uomini liberi e forti. Era il 18 gennaio 1919. Nasceva così il Partito Popolare Italiano che lo storico Federico Chabod ha definito «l’avvenimento più notevole della storia italiana del XX secolo». I cattolici, superato il non expedit, il modernismo e la sua condanna, la storia travagliata della prima Democrazia Cristiana di Romolo Murri, entrano pienamente nella vita politica italiana.

In queste settimane di avvio della riflessione e delle commemorazioni per il centenario dell’Appello (e del 60° della morte di Sturzo) tanti sono stati i ricordi storici fatti. È interessante sottolineare come non si tratti di un fatto improvviso apparso nella storia, ma di una tappa di un processo che ha saputo sviluppare idee e passioni radicate nella fede e nutrite da relazioni umane. Non si capirebbe don Luigi Sturzo, di cui è in corso la causa di beatificazione, se non si facesse memoria degli insegnamenti di Giuseppe Toniolo, uno dei principali ispiratori dell’Enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII, che fu insegnante del sacerdote siciliano presso l’Università Gregoriana. Non si può prescindere dall’idea del grande economista e sociologo per cui la democrazia cristiana è quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori. Il pensiero tonioliano aiuta a comprendere lo stesso sforzo sturziano di passare dall’idea al fatto attraverso una presenza organizzata laica di ispirazione cristiana, non il “partito dei cattolici” ma, secondo l’indicazione di Papa Benedetto XV, un “partito di cattolici” che riconosce la responsabilità dei laici senza propugnare con questo l’indifferenza del clero (cfr.L. Sturzo, Giornalismo ed educazione nei seminari) e senza fare confusione sia di piani tra quello politico, dove ci si fa parte, e quello dell’evangelizzazione, del sale e lievito ovunque, di natura universale, sia sui limiti della politica, con ciò sapendo non scadere in dimensioni o ideologiche o integraliste. Quella popolare è una storia di amicizie di ampio respiro grazie alla condivisione della visione sociale cristiana: basti pensare ai rapporti col grande Cancelliere tedesco, democratico cristiano, Konrad Adenauer a cui Sturzo ed il Presidente del Ppi Alcide De Gasperi proposero fin dal 1921 un’associazione di partiti di ispirazione cristiana a livello europeo: qui troviamo il seme dell’internazionalismo democristiano e del sogno europeo portato avanti nel secondo dopoguerra dal grande statista trentino con quello tedesco ed il francese Schumann, basta leggere “La comunità internazionale e il diritto di guerra” scritto nel ’28 da Sturzo.

L’Appello non ha rappresentato uno strumento per occupare uno spazio bensì un passaggio fondamentale ed imprescindibile di un processo che, tra sviluppi, confronti, contrasti ed interruzioni si è sviluppato fino al declino ed agli errori della classe dirigente a partire dagli anni ’90 del novecento – cedimento al liderismo, all’annientamento dei meccanismi di formazione della classe dirigente sostituiti con fedeltà al capo e meccanismi populisti di chiamata della “gente”, alla “contaminazione” delle identità che le ha annacquate e annullate facendo venire meno la mediazione proficua tra visioni sociali forti, messa in crisi dei corpi intermedi, delle autonomie – e che possiamo cogliere in tanti discorsi e scritti del Servo di Dio che tanto ha segnato l’originale cultura cattolica e la politica italiana: questa popolare, che attinge all’idea democratico cristiana, è una tradizione politica di popolo, non populista, originale, programmatica, profondamente italiana, autenticamente europea. Il testo rivolto al Paese è una sorta di riassunto di una lunga elaborazione ed azione sui territori in un mondo cattolico che ne ha fatto da brodo di coltura segnando una strada precisa e identitaria come ricorda Alcide De Gasperi: «in un discorso tenuto all’assemblea generale del comitato diocesano (1907 ndr) egli difende il diritto dei cattolici di occuparsi, come tali, della vita sociale e politica. Di fronte ai cristiani pusillanimi che avrebbero voluto come ideale un loro cattolicesimo incorporeo, segregato da tutto quello che non fosse puramente individuo o contingente, egli asseriva che l’azione sociale trova la sua ragione d’essere nella stessa missione morale e civile del cristianesimo. Tuttavia essa non precede ma segue un cristianesimo interiore creduto ed applicato innanzitutto da noi stessi» (in Maria Romana De Gasperi, De Gasperi, ritratto di uno statista).

L’appello è rivolto certamente ai tanti desiderosi di mettersi al servizio del bene comune ma non va dimenticato che non può essere estrapolato dalla storia del protagonismo sociale e politico dei cattolici per diventare un manifesto generico contro qualcuno pena perdere il suo stesso significato che era, invece, per qualcosa, tanto che per riprendere il bandolo di tale protagonismo nel contesto attuale il Cardinal Bassetti, Presidente della CEI, si rifà proprio all’Appello sturziano nei suoi svariati interventi sull’impegno politico dei cattolici.

 

Le proposte

L’Appello in particolare e il popolarismo in generale è attuale? La risposta non può che essere affermativa in quest’epoca di politica liquida, improvvisata e di retroguardia, fomentatrice di paure piuttosto che di proposte e prospettive per il futuro.

Proprio per questo l’ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro di Pinerolo ha in programma una giornata di approfondimento dedicata al centenario dal titolo “Popular think tank” ossia “serbatoio di pensiero popolare” non tanto per commemorare ma per contribuire a connettere questa storia col futuro coinvolgendo le giovani generazioni. La giornata organizzata con l’Amicizia Cristiana-Laboratorio di impegno politico è realizzata in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per i problemi sociale e il lavoro della CEI, l’Istituto diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi di Vittorio Veneto, il Centro Studi Silvio Pellico. Si terrà lunedì 18 febbraio e vedrà la partecipazione, nei diversi momenti, oltre del Vescovo Derio, di don Bruno Bignami, direttore dell’ufficio nazionale CEI e Presidente della Fondazione Mazzolari, Marco Zabotti, direttore scientifico dell’Istituto diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi”, don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana ed i giovani universitari che presenteranno il libro sull’esperienza fatta sul tema della comunità durante la prima edizione dei Dialoghi d’Acaia 2018.

 

GIANCARLO CHIAPELLO