Il capodanno dei cristiani

 

Celebrare il capodanno con un mese abbondante di anticipo potrebbe apparire come una curiosa bizzarria se non ci fosse una valida motivazione a dettare questa scelta. Ma se la motivazione c’è, assume un profondo significato anche la proposta di celebrare una messa di capodanno alla mezzanotte del 27 novembre, in occasione dell’inizio dell’avvento e del nuovo anno liturgico.

«Nell’anno pastorale dedicato alla spiritualità è interessante iniziare l’anno liturgico con un momento di preghiera – spiega il vescovo Derio che presiederà la celebrazione nella Basilica di San Maurizio -. I cristiani non sanno nulla di quanto avverrà nel prossimo anno. Siamo piccoli di fronte al futuro in questo tempo di incertezza e segnato dalla pandemia. Non sappiamo nulla e stiamo sulla stessa barca come tutti gli altri umani. Anche noi abbiamo mille domande e mille desideri, ma c’è una certezza che ci differenzia: sappiamo che Dio accompagnerà il tempo. Per questo motivo possiamo iniziare con fiducia». E prosegue: «È interessante ricordare che quando iniziamo l’anno sappiamo già che sicuramente ci saranno determinate feste. Sono messe lì nel trascorrere del tempo per ricordarci la presenza di Dio e della sua azione. Un Dio che si incarna, che ci dona la sua vita, che effonde lo Spirito Santo».

E prosegue: «Noi siamo umili e fragili, ma siamo anche carichi di speranza in quanto credenti. In questo anno vogliamo quindi fare una cosa una po’ pazza, proprio perché per noi è capodanno e vogliamo segnarlo con questa celebrazione all’interno della quale faremo una benedizione del tempo, cioè una benedizione di noi, per saper affrontare il tempo. La benedizione significa che Dio tirerà fuori e donerà tutto il bene possibile; la benedizione ci permette di augurarci l’un l’altro tutto il bene possibile».

Ecco, dunque, il perché di una celebrazione speciale in una data e in un orario inconsueti: «È bello iniziare questo anno proprio a mezzanotte, anche perché è importante ogni tanto pregare di notte. Da secoli i monaci sono abituati a scendere nel cuore della notte per pregare. Questo ci ricorda che Dio è acanto a noi anche quando attraversiamo momenti bui e ci incoraggia a non darla vinta alla notte e al male, e ad essere coloro che sanno che l’alba arriva. Significa anche imparare a chiedere aiuto quando siamo al buio, come facevamo da piccoli. Questo si chiama vegliare e tutto l’avvento è una lunga veglia. Fare una messa di notte, all’inizio del nuovo anno sottolinea questo aspetto».