Il Messaggio dei Vescovi per la Festa del 1° maggio porta il titolo «“E al popolo stava a cuore il lavoro” (Ne 3,38). Abitare una nuova stagione economico sociale» e rappresenta una bussola veramente molto significativa per potersi orientate in questo tempo di crisi. «La terribile prova della pandemia ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico», ma ha fatto emergere anche «il “vaccino sociale”, rappresentato dalla rete dei legami di solidarietà, dalla forza delle iniziative della società civile e degli enti intermedi che realizzano nel concreto il principio di sussidiarietà anche in momenti così difficili». Insomma abbiamo ricominciato a comprendere quanto tutti siamo interconnessi e tali connessioni siano le relazioni che rappresentano il cardine della stessa tenuta sociale ed economica perché anche una fabbrica, una “boita”, un ufficio, un negozio, una clinica, ecc.., sono comunità di lavoro che si esprimono grazie all’elemento relazionale così tanto fortemente sottolineato dal nostro Vescovo: questa capacità di comprendere, come invita l’Instrumentum Laboris della Settimana Sociale dei Cattolici, che si terrà a Taranto, a cui ci stiamo preparando, che tutto è connesso, interpella anche il nostro territorio ed i tavoli di incontro e concertazione che hanno iniziato ad animarlo per cercare una concretezza di proposta, a cui spera di contribuire l’ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro attraverso il progetto “Ora et Labora”, che permetta di consolidare e rinnovare nuove e vecchie reti perché il pinerolese sappia agire come una vera squadra in grado di uscire dalla crisi esprimendo tutte le proprie potenzialità innanzitutto raccontando le sue eccellenti buone pratiche. In tale direzione va l’organizzazione, per la prima volta, proprio nell’anno dedicato da Papa Francesco a San Giuseppe, il 1° maggio, in occasione della Festa dei Lavoratori, di una cerimonia (contingentata, non aperta a tutti, con numeri definiti, nel rispetto delle norme anti Covid) nel cortile dell’Engim, significativo luogo di incontro tra giovani, formazione, lavoro, invitando delegazioni dei rappresentanti dei lavoratori e degli imprenditori che, oltre ai brevi saluti di ciascuna sigla, prevederà l’intervento e la benedizione del vescovo Derio ricordando anche chi non è più fra noi. Un appuntamento che vuole essere un piccolo segno di dialogo e accompagnamento sociale fraterno, posto sotto gli auspici di San Giuseppe Lavoratore come impresso, nella sua attività di falegname, nel dipinto di Georges de La Tour che sarà riprodotto e distribuito ai partecipanti con un pensiero di speranza per tutti ripreso dalla lettera Apostolica “Patris Corde”. Dunque, si possono individuare due direttrici d’azione fondamentali su cui tutti siamo chiamati a muoverci, sapendo che nulla deve distogliere, dall’attenzione verso i lavoratori, una, propria della necessità di uscire migliori dalla crisi, «la conversione che ci è chiesta è quella di passare dalla centralità della produzione – dove l’essere umano pretende di dominare la realtà – a quella della generazione dove ciò che facciamo non  può mai essere slegato dal legame con ciò e con chi ci circonda, oltre che con le future generazioni», l’altra legata al prenderci cura che si traduce nell’abitare «i nostri territori diocesani con le loro potenzialità di innovazione ma anche nelle ferite che emergono e che si rendono visibili sui volti di molte famiglie e persone» e nel sapere «che ogni novità va abitata con una capacità generativa e creativa frutto dello Spirito di Dio». La sfida, per noi cattolici, per tutti gli uomini e le donne di buona volontà che abitano le nostre comunità è veramente grande ma, affrontandola con lo spirito del montanaro che sa misurare i passi per arrivare alla meta, non eludibile.

 

GIANCARLO CHIAPELLO