Le recenti esternazioni di Di Maio e della Cirinnà (gente che ricopre cariche istituzionali, pagate con soldi pubblici) mi hanno fatto pensare.
Quale è il punto? Siamo noi cattolici a dare di noi stessi un’immagine così negativa?
Oppure i due (ma con loro tanti altri) sono semplicemente ignoranti? 
Oppure ancora è il gesto disperato di politici mediocri a caccia di improbabili voti in nome di un progressismo autoreferenziale e asservito al pensiero unico individualista e nihilista?
Probabilmente è un insieme di tutti questi elementi.
Si potrebbe tacere e lasciare che passi anche questa, come si è fatto per troppo tempo (durante il quale qualcuno si è perfino convinto che certi personaggi possano avere ragione).
Oppure forse è giunta l’ora di sfoderare un po’ di coraggio e dire senza mezze misure che siamo orgogliosi di provare (pur con tutti i nostri limiti) a vivere una vita coerente con i valori in cui crediamo anche se, a chi ha gli occhi foderati di ideologie usa e getta, la nostra può apparire un’esistenza “di merda” (Cirinnà dixit).
Nel 1988 – allora ero appena appena maggiorenne – Giovanni Paolo II scriveva nel suo messaggio per la Giornata mondiale della gioventù: «ll mondo di oggi è una grande terra di missione, perfino nei Paesi di antica tradizione cristiana. Dappertutto oggi il neopaganesimo ed il processo di secolarizzazione costituiscono una grande sfida al messaggio evangelico. Ma, al tempo stesso, si aprono anche ai nostri giorni nuove occasioni per l’annuncio del Vangelo. […] A voi giovani spetta in modo particolare il compito di testimoniare la fede oggi e l’impegno di portare il Vangelo di Cristo – via, verità e vita – nel terzo millennio cristiano, di costruire una nuova civiltà che sia civiltà di amore, di giustizia e di pace».
I giovani del 1988 oggi sono alla soglia dei 50 anni. Probabilmente non ci siamo impegnati abbastanza, o non lo abbiamo fatto nel modo giusto. Certamente non abbiamo avuto sufficiente fede per lasciare che Dio scrivesse diritto sulle nostre righe storte.
Il Vangelo ci dice, però, che non è troppo tardi.
Possiamo ricominciare ogni giorno.
Anche adesso.

 

Patrizio Righero