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Attualità  

Una preghiera per la pace nel ricordo della Pacem in terris

Una preghiera per la pace nel ricordo della Pacem in terris

Papa Leone XIV riprende l’eredità della Pacem in terris di Giovanni XXIII, esortando l’umanità al dialogo e al disarmo contro le attuali minacce di guerra.

Con la veglia di preghiera per la pace in San Pietro di sabato 11 aprile 2026 Papa Leone risponde ai venti di guerra che agitano l’umanità. Il suo, nella solennità di Pasqua (5 aprile), non è stato il consueto messaggio «urbi et orbi, alla città e al mondo», con la lista delle nazioni in guerra: «La risurrezione di Cristo è la via per l’umanità nuova di dialogo, perdono, riconciliazione. Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace non perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro ma di incontrarlo».

L’ENCICLOPEDIA DELLA PACE – Leone XIV, nell’indire la giornata dell’11 aprile (sabato dell’ottava di Pasqua), ha in mente che 63 anni fa (nel 1963 era il Giovedì Santo), Giovanni XXIII promulgò la sua enciclica forse più famosa, «Pacem in terris», il suo testamento spirituale: due mesi morì il 3 giugno 1963. In realtà, l’enciclica sulla pace non era una novità, come documenta l’«Enchiridion della pace», una sorta di enciclopedia degli interventi scritti e orali in due volumi (5 mila pagine), pubblicati dalle Edizioni Dehoniane Bologna nel 2004. Il 1° volume 1878-1963: Leone XIII (1878-1903), 6 testi; Pio X (1903-1914), 3 testi; Benedetto XV (1914-1922), 39; Pio XI (1922-1939), 36; Pio XII (1939-1958), 118; Giovanni XXIII (1958-1963), 33. Il 2° volume con i 118 testi di Paolo VI (1963-1978) e i 269 di Giovanni Paolo II (1978-2005). Manca qualche centinaio di testi di Benedetto XVI (2005-2013) e Francesco (2013-2025).

CRISI DEI MISSILI E «PACEM IN TERRIS» – Dopo l’11 ottobre 1963, quando Giovanni inaugura il Concilio Vaticano II, esplode la crisi dei missili atomici sovietici a Cuba. Rischia di scatenare la Terza guerra mondiale l’improvvida operazione del segretario del Partito comunista dell’Urss Nikita Sergeevic Krusciov, alla quale rispose il blocco navale ordinato dal presidente Usa John Fitzgerald  Kennedy. L’intervento di Papa Roncalli aiutò a evitare lo scontro nucleare. Nel 1962-63 si combattevano un centinaio di guerre: la repressione russa della rivolta in Ungheria (1956), l’avventura militare franco-inglese di Suez (1956), la spedizione della Baia dei Porci a Cuba (1961), la costruzione del muro di Berlino (1961), il conflitto armato sino-indiano (1962), l’invasione della Cecoslovacchia (1968). Le navi sovietiche con i missili in coperta malamente nascosti da teloni rallentano e invertono la rotta; i sommergibili nucleari girano al largo; la tensione si attenua, il dialogo riprende, il mondo tira un sospiro di sollievo.

IL «PAPA DELLA PACE» – Lo studioso roncalliano don Gianni Carzaniga paragona Papa Giovanni a «San  Francesco di fronte al sultano d’Egitto, armato solo dell’amorosa forza della croce». La pace è il tratto interiore e l’aspirazione più alta di Angelo Giuseppe Roncalli. Lo dimostra fin da giovane. Nell’agosto 1914, mentre scoppia la Prima guerra mondiale, il segretario assiste il vescovo di Bergamo Giacomo Maria Radini Tedeschi morente e scrive nel «Giornale dell’anima»: «Straziante è il clamore di guerra che in questi giorni si leva da tutta l’Europa. Signore Gesù, io levo le mani sacerdotali sopra il tuo corpo mistico, e ripeto in lacrime la preghiera di san Gregorio: “Disponi nella tua pace i nostri giorni!”».

Alla morte del vescovo il 22 agosto 1914, don Roncalli scrive: «Io continuai ancora  (a suggerire preghiere al vescovo morente n.d.r.): “O Gesù mio crocifisso vi offro volentieri il sacrificio della mia vita, in unione al vostro sulla croce in espiazione dei peccati miei e del mio popolo, per la Santa Chiesa, per i miei sacerdoti, per la mia città e diocesi, per il mio Seminario, per la mia Patria”. A questo punto il vescovo aprì gli occhi e con voce chiara e forte soggiunse: “E per la pace…e per la pace”».

Don Roncalli, cappellano militare accanto ai soldati italiani feriti o morenti con la sua presenza, la sua parola, la sua mitezza aiuta a costruire la pace nel cuore di quanti furono vittime dell’odio esasperato, coltivato e istigato dai potenti.

«LA VOLONTÀ DI DIO È LA MIA PACE» – Da cardinale  patriarca di Venezia nel 1957 confida: «La mia umile e ormai lunga vita si è sviluppata come un gomitolo, sotto il segno della semplicità e della purezza. Nulla mi costa il riconoscere e il ripetere che io sono e non valgo un bel niente. Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io l’ho lasciato fare. Da giovane sacerdote mi ha colpito l’”obbedienza e pace” di Cesare Baronio; e ho lasciato fare, e mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della Provvidenza. Veramente “la volontà di Dio è la mia pace”». Nell’agosto 1961, mentre i sovietici innalzano il Muro di Berlino, il Papa osserva: «L’atmosfera politica e mondiale solleva qualche incertezza per i problemi della pace. Io credetti bene di celebrare la Messa dell’Assunta qui alla parrocchia di Castello (Gandolfo, n.d.r.). Feci trasmettere l’invito ai cattolici di tutte le nazioni, vescovi, sacerdoti e laici, per una invocazione collettiva alla Vergine gloriosa, regina e propiziatrice di pace su tutta la terra». Nell’enciclica pone le basi perché l’etica civile in ricerca della pace non sia né religiosa né antireligiosa ma «laica», fondata su una razionalità etica condivisa dalla maggioranza che crede nella costruzione di una società democratica.

INDIRIZZATO «AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ» – Il documento condanna la «creazione di armamenti giganteschi»; afferma che la pace non può essere «fondata sull’equilibrio delle forze» e che gli uomini non possono vivere perpetuamente «sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi a ogni istante con un’orribile violenza anche per cause imprevedibili e incontrollabili. Per questo la giustizia, la retta ragione e il senso della dignità umana esigono che si desista dalla corsa agli armamenti, che si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti, che si mettano al bando le armi atomiche e che si giunga finalmente da parte di tutti al disarmo, assicurato da mutui ed efficaci controlli. Con tutte le forze si deve evitare che la sciagura di una guerra mondiale si rovesci per la terza volta sull’umanità». Netta la condanna della guerra atomica: «In questo nostro tempo, che si gloria della forza atomica, è contrario alla ragione pensare che la guerra sia adatta a risarcire i diritti violati». Un punto di svolta senza precedenti: «La pace rimane soltanto un vuoto suono di parole, se non è fondata su quell’ordine di cui abbiamo abbozzato le linee essenziali: ordine fondato sulla verità e sulla giustizia, vivificato e integrato dalla carità e posto in atto nella costruzione della pace».

FILOSOFIA E TEOLOGIA SOSTENGONO L’AZIONE – Anziché  quello deduttivo, Roncalli usa il metodo induttivo («vedere, giudicare, agire») e si appella alla coscienza di tutti gli uomini, credenti e non: «La pace è doverosa e dipende da ciascuno»; il progresso dell’umanità dipende dal «rispetto» dell’ordine stabilito da Dio e dall’impegno che ciascuno mette per scoprirlo. Propone che i diritti dell’uomo siano accolti da tutte le religioni e che l’ordine internazionale sia basato su giustizia, solidarietà e rispetto. Quindi la pace si amplia ai diritti umani, alla democrazia, alla  volontà di creare strutture internazionali che la garantiscano. Come Pio XII del 1942, Giovanni ricorda che lo Stato è al servizio della persona dotata di «diritti e doveri che, per essere universali e inviolabili, sono anche assolutamente inalienabili».

Pier Giuseppe Accornero  

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