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Attualità  

Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, un accordo storico.

Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, un accordo storico.

Siglato da Turchia, Pakistan e Arabia Saudita l’Accordo di difesa congiunta della Mecca, patto militare difensivo con clausola di mutuo soccorso in stile NATO.

Lo potremmo tranquillamente definire come uno storico accordo. Uno di quegli accordi che è destinato a segnare il futuro di alcuni paesi e, nel caso specifico, di un’intera area territoriale, cioè quella medio orientale. Mi riferisco all’accordo che è stato siglato dopo molti mesi di trattative, di incontri e di dibattiti tra la Turchia, l’Arabia Saudita e il Pakistan. Un accordo formato dai tre paesi denominato “l’Accordo di difesa congiunta della Mecca”. Le tre potenze sunnite, alleate degli Stati Uniti guidati da Donald Trump, hanno illustrato in un comunicato i punti salienti dello storico accordo fra tre paesi che sono e restano decisivi per conservare – o meno – la pace in quell’area territoriale da sempre martoriata e travagliata.

Il nuovo patto militare è stato siglato, principalmente, per rafforzare la deterrenza contro gli atti di aggressione e, soprattutto, è fondato sui “legami storici di lunga durata” e la “solidarietà islamica” che unisce i paesi.

Un altro punto di particolare rilevanza, secondo quando dichiarato dal ministro degli esteri pakistano,è che il testo dell’accordo prevede l’equivalente dell’articolo 5 della NATO. Articolo che prevede che qualsiasi aggressione armata contro uno dei tre paesi sarà considerato come un attacco contro tutti gli altri. A firmare lo storico accordo nella città saudita di Gedda sono stati il principe ereditario e il cosiddetto padrone di casa Mohammad bin Salman, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il presidente turco Erdogan.

Al riguardo, il rafforzamento e l’estensione alla Turchia del preesistente accordo fra Arabia Saudita e Pakistan – siglato nel settembre del 2025 – segue anche e soprattutto l’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio scorso contro l’Iran, e la risposta immediata portata dagli iraniani e dai suoi alleati regionali sciiti su tutte le nazioni che compongono la penisola arabica.

La Turchia, che conta il secondo esercito più numeroso della Nato, è stata solo incidentalmente sfiorata dai missili iraniani. Le ostilità del governo turco, di natura comunicativa e diplomatica, sono state rivolte negli ultimi anni nei confronti di Israele, spesso direttamente ed in modo esplicito dal gran capo turco Erdogan. Tuttavia, proprio dal governo turco hanno tenuto a precisare che l’Accordo della Mecca “è puramente difensivo nella sua natura” e “non è rivolto contro nessun paese in particolare”. E dall’amministrazione saudita è arrivata l’assicurazione che “l’accordo non rappresenta alcuna intenzione di costruire un asse militare o un blocco settario e religioso”.

Era da mettere in conto, infine, la reazione negativa dell’Iran che era e resta il vero destinatario dell’accordo. “I sauditi devono capire – dicono dall’Iran – che un accordo di carta con Turchia e Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di sostegno unilaterale agli americani non l’hanno garantita. Riformate le vostre politiche in modo da non dover implorare la sicurezza altrui”. Così ha detto il portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei.

Comunque sia, siamo di fronte ad un accordo politico che continuerà a farà discutere e che sarà al centro del dibattito per una possibile, e del tutto virtuale, pace in quella tormentata area territoriale.

Stefania Parisi

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