Gennaio 2014

Ci sono pensionati (magari con la “minima”) che dedicano il loro tempo e le loro energie ai nipoti e alla famiglia. Altri si impegnano con entusiasmo e dedizione in parrocchia o in associazioni di volontariato caritativo, sociale, sportivo, culturale. Alcuni addirittura si prodigano per creare nuovi posti di lavoro. E non solo lo fanno gratis ma talvolta ci rimettono di tasca propria. Pur di rendersi utili agli altri.
Poi ci sono altri pensionati – o pensionabili – (magari con mensilità “da sogno”) che, pur senza averne bisogno, continuano a lavorare. Ma non gratuitamente. Anzi! Occupano posti di prestigio e poltrone blasonate; sono consulenti, amministratori, direttori, presidenti e per ogni carica percepiscono ghiotti emolumenti. E sbarrano la strada ai giovani. Quelli che di un lavoro avrebbero davvero bisogno per poter costruire un progetto di vita, una famiglia, un futuro. Invece sempre più giovani, privati di ogni prospettiva, si trovano in perenne lista di attesa dietro a coloro che continuano a far soldi e a stare dove non dovrebbero stare. L’Istat ha rilevato che la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 41,6% (record negativo dal 1977!).
Da una parte i pensionati che hanno sempre dato e che continuano a dare. Senza risparmiarsi.
Dall’altra quelli che hanno sempre preso e continuano a prendere. Senza ritegno.

avarizia