16 Luglio 2026
Sentenza Morandi. I familiari: Spiraglio di luce contro la cortina di fumo
Egle Possetti (comitato vittime): la sentenza un «primo spiraglio di luce» che squarcia la cortina di fumo e sancisce precise responsabilità per il crollo.
La sentenza di primo grado per il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 provocando 43 vittime, ha segnato un punto di svolta cruciale con la condanna a 12 anni dell’allora amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci. Subito dopo la lettura del verdetto, il Comitato ricordo vittime ponte Morandi ha indetto una conferenza stampa per commentare la decisione dei giudici.
Egle Possetti, portavoce del Comitato, ha voluto esprimere profonda gratitudine per il lavoro della magistratura e della stampa:
«Un ringraziamento che va anche ai media nazionali ed esteri che ci sono stati vicini in questi anni. Ci siamo sempre mossi per neutralizzare prese di posizione che hanno provato a coprire con il fango la verità. La sentenza è un primo spiraglio di luce, ora attendiamo il proseguo dell’iter processuale che sarà ancora lungo e faticoso».
Possetti ha poi sottolineato l’importanza dell’individuazione delle singole colpe e il rigetto di un intero sistema:
«Con questa sentenza vengono sancite precise responsabilità in capo a specifiche figure, è stato bocciato un sistema gestionale fallimentare, viene bocciati i responsabili dei controlli pubblici perché nessun controllore ha bloccato il manovratore. […] Ogni imputato condannato ha avuto un proporzionale coinvolgimento nel disastro. Oggi crolla la cortina di fumo che fin dall’inizio ha aleggiato sulla verità».
L’avvocato delle famiglie dei familiari, Raffaele Caruso, ha evidenziato come l’impianto accusatorio abbia retto in modo solido, dimostrando che la tragedia si sarebbe potuta evitare decenni fa:
«Sono state trovate responsabilità nei soggetti apicali. La costruzione della procura ha tenuto, un aspetto importante perché riteniamo che dal 1993 c’erano gli elementi per evitare la tragedia. […] Possiamo dire che non ci sono condanne basate sul ruolo aziendale avuto ma sui comportamenti che ognuno dei condannati ha tenuto negli anni».
Caruso si è poi soffermato sul “peccato originale” del ponte, ovvero il difetto costruttivo legato all’iniezione della boiacca nei cavi d’acciaio, già segnalato dallo stesso ingegner Morandi nel 1980 e noto grazie a rilievi sulle altre pile fin dal 1992, mentre la pila 9 (quella crollata) era stata completamente dimenticata:
«In quel ponte c’erano tre sistemi bilanciati gemelli. Nel 1992 si scopre che in cima alla pila 11 c’era una cavità in qualche modo assimilabile a quella poi trovata nella pila 9. […] Per questi motivi era stato avviato il restauro totale proprio della pila 11 e parziale della pila 10 mentre la pila 9 è stata completamente abbandonata. […] Poi il crollo è stato determinato dalla corrosione e come questa non sia stata oggetto di analisi, controllo e monitoraggio».
Infine, il legale ha richiamato l’attenzione sulle gravi mancanze dello Stato e sulla necessità di un profondo riequilibrio nel rapporto tra pubblico e privato nelle concessioni:
«Il fatto che siano state condannate una figura apicale del ministero e una dell’articolazione territoriale del ministero è importante perché riporta al senso di abbandono da parte dello Stato, lo Stato doveva controllare non ha controllato il concessionario e ha reso possibile questa tragedia. […] Lo squilibrio tra concessionario e concedente è la causa remota di questo crollo, speriamo che la sentenza dia un segnale anche sotto questo punto di vista».
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