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Attualità  

Sentenza Morandi. I familiari: Spiraglio di luce contro la cortina di fumo

Sentenza Morandi. I familiari: Spiraglio di luce contro la cortina di fumo

Egle Possetti (comitato vittime): la sentenza un «primo spiraglio di luce» che squarcia la cortina di fumo e sancisce precise responsabilità per il crollo.

La sentenza di primo grado per il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 provocando 43 vittime, ha segnato un punto di svolta cruciale con la condanna a 12 anni dell’allora amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci. Subito dopo la lettura del verdetto, il Comitato ricordo vittime ponte Morandi ha indetto una conferenza stampa per commentare la decisione dei giudici.

Egle Possetti, portavoce del Comitato, ha voluto esprimere profonda gratitudine per il lavoro della magistratura e della stampa:

Possetti ha poi sottolineato l’importanza dell’individuazione delle singole colpe e il rigetto di un intero sistema:

L’avvocato delle famiglie dei familiari, Raffaele Caruso, ha evidenziato come l’impianto accusatorio abbia retto in modo solido, dimostrando che la tragedia si sarebbe potuta evitare decenni fa:

«Sono state trovate responsabilità nei soggetti apicali. La costruzione della procura ha tenuto, un aspetto importante perché riteniamo che dal 1993 c’erano gli elementi per evitare la tragedia. […] Possiamo dire che non ci sono condanne basate sul ruolo aziendale avuto ma sui comportamenti che ognuno dei condannati ha tenuto negli anni».

Caruso si è poi soffermato sul “peccato originale” del ponte, ovvero il difetto costruttivo legato all’iniezione della boiacca nei cavi d’acciaio, già segnalato dallo stesso ingegner Morandi nel 1980 e noto grazie a rilievi sulle altre pile fin dal 1992, mentre la pila 9 (quella crollata) era stata completamente dimenticata:

Infine, il legale ha richiamato l’attenzione sulle gravi mancanze dello Stato e sulla necessità di un profondo riequilibrio nel rapporto tra pubblico e privato nelle concessioni:

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