5 maggio 2015

Oggi molti insegnanti sono in sciopero. In alcuni istituto le lezioni sono addirittura sospese, data l’alta affluenza dei docenti. Lo sciopero (il primo unitario dal 2009) è stato indetto per protestare contro la riforma scolastica del governo Renzi, denominata “La Buona Scuola”.

Teresa Olivieri, segretaria della Cisl scuola di Torino e area Metropolitana, a “Vita” spiega la posizione del sindacato sulla questione.

«Lo sciopero generale della scuola del 5 maggio – dice – vuole mostrare il radicamento sindacale nel mondo della scuola e l’insoddisfazione (ampiamente giustificata) dei docenti italiani e del personale ATA (Assistenti Tecnico e Amministrativo) che negli ultimi anni hanno subito tagli di organico inaccettabili. La riforma della scuola deve partire dal basso e dall’alto».

A proposito della riforma, pur riconoscendo alcuni meriti, il giudizio complessivo è negativo: «Vi sono alcuni luci (pensiamo ai finanziamenti prospettati per l’edilizia scolastica) e diverse ombre. Il piano assunzioni è una nebulosa. Intanto perché con i pensionamenti che andranno a regime nei prossimi anni, la scuola italiana avrebbe bisogno di molte più unità rispetto a quanto immaginato dal governo».

Il governo pensa a 100 mila assunzioni (considerando che molto docenti già sono nella scuola, nella realtà sarebbero molti di meno), ma provenienti dalle sole graduatorie ad esaurimento entro il 2007. Una discriminazione rispetto ai docenti di seconda fascia abilitati (che lavorano da ben oltre 36 mesi nella scuola italiana) che nei fatti permettono alla scuola italiana di poter andare avanti dignitosamente.

«E che dire dei vincitori del concorso 2012 che ancora aspettano l’entrata in ruolo? La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia a riguardo. Urge un nuovo piano di assunzioni. La Cisl è disposta a discutere sui tempi  (declinabili in un piano triennale) delle nuove immissioni in ruolo, non a creare insegnanti di serie A e di serie B«.

«Tra l’altro quando cominceremo a parlare di innovazione didattica e progettualità scuola? Le riforme si fanno con i fatti e non con gli slogan!».

Non tutti gli insegnanti, però, hanno aderito allo sciopero. È il caso ad esempio di Manulea Barbero, insegnante a Frossasco e direttrice dell’Ufficio Famiglia diocesano che spiega: «Ho avuto l’impressione che questo sciopero sia stato un po’ manipolato, troppo legato alle sigle invece che al motivo dello sciopero».

«Chiudere le scuole – conclude – in teoria avrebbe lo scopo di porre l’attenzione delle famiglie sulla riforma, ma in realtà spesso viene interpretato come giorno di vacanza aggiuntivo. Rischiando di ottenere l’effetto opposto a quello voluto, facendo passare gli insegnanti come dei fannulloni che oltre ai tre mesi di vacanze estive si assentano dei giorni qua e là».

manifestazione-la-buona-scuola-1024x683