21 luglio 2014

Come ogni estate ritorna il doloroso disperati in fuga da guerre, fame, dittature crudeli, i quali, su barconi di fortuna arrivano (ma molti non ce la fanno e vanno ad infoltire l’immenso cimitero marino che è ormai il Mediterraneo) sulle nostre coste.
E ogni volta siamo costretti a subire i soliti ritornelli razzistici, dettati da ignoranza, paura, diffidenza. Nessun sentimento è in grado di deformare la realtà quanto l’odio e allora ecco ricomparire, puntuali come malattie stagionali, le solite “distorsioni cognitive” riguardanti gli stranieri; talmente assurde e palesemente false che non varrebbe la pena soffermarci, non fosse che il sentimento che le esprime vuole fortemente credere a queste panzane, utili all’economia dell’ideologia razzista.
Vediamole queste distorsioni.
«Gli stranieri stuprano le ragazze», nonostante che le fonti ufficiali continuino da anni a ripetere che la stragrande maggioranza di abusi avviene tra le mura di casa ad opera di parenti più o meno stretti.
«Gli stranieri portano le malattie», nonostante che le autorità sanitarie affermino che la maggior parte dei migranti che approdano sulle nostre coste sono sani e che responsabili della trasmissioni di virus e batteri sono coloro che si spostano continuamente nei cinque continenti per turismo e per lavoro.
«Gli stranieri vengono a rubarci il lavoro», nonostante sia sotto gli occhi di tutti la realtà, ossia che i lavori più umili e pesanti da loro svolti (asfaltatura di strade, cantieristica, agricoltura) sono rifiutati dai nostri giovani. Basta recarsi nei frutteti cuneesi, o in qualsiasi cantiere edile per rendersene conto. La verità è che molte realtà imprenditoriali non possono più far a meno di loro e addirittura li fanno arrivare dai loro paesi di origine. Ricordo un recente film nel quale un politico “padano” imposta la propria campagna elettorale sulla proposta di rimandare ai loro Paesi gli immigrati. Il giorno dopo si sveglia e tutto si è fermato: l’agricoltura, i cantieri, le fabbriche, gli ospedali. Alla fine il politico razzista è costretto ad andare personalmente nel Terzo Mondo a reclutare manodopera.
A parte l’aspetto grottesco, nel film vi è, a parer mio, una verità psicologica che, anche se a prima vista può sembrare assurda, chiunque abbia un minimo di perspicacia e di capacità di osservazione non potrà negarla. Ossia: si finisce sempre per detestare le persone delle quali abbiamo bisogno.
È ora di cambiare paradigma. È ora di aprirsi a nuove realtà con le quali – volenti o nolenti – dovremo sempre più fare i conti e che, se sapremo accoglierle, potranno arricchirci di esperienze e di umanità. Le grandi conquiste dell’umanità sono sempre nate dall’incontro tra culture diverse.

Aldo Rosa

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