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No-TAV in Val Susa. Don Ettore De Faveri: “Le istituzioni cerchino il dialogo”

No-TAV in Val Susa.  Don Ettore De Faveri: “Le istituzioni cerchino il dialogo”

Il direttore de La Valsusa ai microfoni di Radio Vaticana Il direttore de La Valsusa don Ettore de Faveri è intervenuto lunedì 27 febbraio ai microfoni di Radio Vaticana per un’intervista sui fatti accaduti in valle di Susa.
Di seguito la trascrizione dell’intervento

In Val di Susa sono cominciati stamani i lavori per l’ampliamento del cantiere della Tav Torino – Lione. Uno dei leader storici del ‘Movimento No Tav’, Luca Abbà, è in gravissime condizioni dopo essere caduto da un traliccio dell’alta tensione, su cui era salito per protestare contro gli espropri dei terreni nell’area del cantiere. Fiom e comunità montana hanno chiesto la sospensione dei lavori. La tensione resta alta, come conferma al microfono di Amedeo Lomonaco il direttore del settimanale diocesano “La Valsusa”, don Ettore De Faveri:

Da parte dei “No Tav” si continua a dire che sono lavori non necessari, che possono essere lavori simbolici, ma non sono legati esattamente a quello che sarà poi il problema della discenderia {n.d.r. galleria utilizzata per il trasporto di materiali}. Se lo Stato ritiene quel luogo strategicamente determinante, lo spieghi.

E’ iniziata la fase dell’esproprio dei terreni. Quale è il vostro appello?

Come giornale diocesano abbiamo chiesto, chiediamo e richiediamo alle istituzioni di cercare comunque in dialogo con le parti. L’impressione è che in questo momento si tratti, purtroppo, di un dialogo tra sordi da entrambe le parti…. Bisogna che le autorità dello Stato e la Regione si sforzino fino all’inverosimile nel cercare un dialogo, perché così non si va avanti.

E’ necessario riprendere il dialogo, ma c’è il timore – espresso anche dal capo della Polizia, Manganelli – che le proteste possano degenerare…

Credo che sia un giusto richiamo quello del capo della Polizia su questo pericolo. Il fiammifero è in mano, basta un niente che possa far esplodere la situazione e che questa possa degenerare anche in forme pericolose, addirittura col pericolo della morte.

Sempre don Ettore De Faveri, in una nota diffusa martedì pomeriggio, invoca “il dialogo ad ogni costo per evitare spirali di violenza. Ancora una volta, nel volgere di poche ore in Val Susa – commenta don De Faveri – si è rivisto un film già a tutti noto. E tutti vuol dire proprio tutti, l’Italia e il mondo, perché oramai la Tav valsusina è una notizia da prima pagina. Apre tutti i telegiornali.

Sabato pomeriggio una civilissima manifestazione, da Bussoleno a Susa, dunque nel cuore della Valle, aveva detto tutto il suo no all’opera. Che non è più un no superficiale, di pelle, ma profondo, radicale. La vecchia questione del “cortile” (non nel mio cortile, nimby) non è più la ragione di fondo. Almeno cinquantamila persone avevano “invaso” la piccola Susa senza creare problemi di ordine pubblico. Tanto per dire qual era il clima di rispetto, quelli che Piazza Italia già Savoia poteva raccogliere manifestavano in piena libertà e appena dietro il portone della cattedrale i fedeli pregavano in piena libertà nella messa prefestiva, per nulla disturbati. Non era dunque alle viste Barbarossa, che pur mise a ferro e fuoco la città”.

Già in quel momento, però, si intuiva che qualcosa poteva cambiare nel giro di poche ore. E nella stessa sera “correvano voci” che “nella notte o all’alba di lunedì poteva iniziare “l’operazione Maddalena”, cioè l’occupazione dei terreni per completare il cantiere di Chiomonte.

E così è stato ed è lì che è avvenuto un gravissimo incidente. Un giovane valsusino, Luca Abbà del Cels, da sempre strenuo No Tav, arrampicatosi su di un traliccio dell’alta tensione, cadeva da quindici metri. Subito le sue condizioni sono apparse gravissime. Quello che tutti temevano, era dunque successo. Luca era trasportato al Cto di Torino, mentre in Valle si scatenava la rabbia, la protesta del popolo dei no tav. Strade statali e autostrada occupate.

E poi reazioni, proteste in tante città italiane. Perché la lotta dei “No Tav” valsusini ha oramai la geografia di tutta l’Italia e chi pensa ancora di “chiuderla” dentro la Valle, non ha proprio capito nulla”.

“Insomma – conclude il direttore de La Valsusa – siamo di nuovo dentro a un clima pesante. Tira davvero una brutta aria. Il timore è che si sia entrati in una spirale di violenza da cui sarà difficile uscirne. Purtroppo ancora una volta abbiamo l’impressione che questo sia davvero un dialogo tra sordi. Che i vecchi tavoli, vedi quello dell’Osservatorio non bastano più. Certo si può lasciare tutto nelle mani della Polizia, del prefetto. Come dire: fate le vostre marce, noi facciamo i nostri sgombri. Ma è una strada sbagliata, senza una via di uscita. Se non quella di un clima di militarizzazione, da una parte, e, dall’altra, di una guerriglia permanente.

Bene ha detto allora il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri: dopo questi fatti, bisogna riflettere e cercare il dialogo. Non è solo una strada maestra. È l’unica strada possibile. Percorrerla fino in fondo è un dovere di tutti”.
Redazione La Valsusa Il direttore de La Valsusa, don Ettore De Faveri

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