Scuola. A che punto eravamo rimasti?

 

Carissimi bambini e ragazzi,

eravamo rimasti a venerdì 21 febbraio, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Carnevale. La televisione e i giornali hanno annunciato una chiusura delle scuole a causa di un virus, il Covid 19. All’inizio sarete stati contenti di allungare le vacanze ma, giorno dopo giorno, avete iniziato a sentire al telegiornale notizie allarmanti. Il virus si diffondeva molto velocemente causando una grave malattia per tantissimi italiani, avete iniziato a sentire parlare di terapia intensiva, di ammalati e di morte. In poco tempo è arrivato il lockdown, tutti chiusi in casa sempre, senza poter uscire mai, senza andare a scuola, senza vedere i nonni e gli amici. Per fare la spesa usciva una sola persona. Le strade erano vuote, silenziose, il vostro paese surreale. Nessuno aveva mai vissuto una situazione simile. Ognuno di voi ha vissuto in casa per mesi alle prese con mascherine che non si trovavano, gel igienizzante e guanti. Tutto veniva sanificato.

C’era un nemico invisibile da combattere; c’erano degli eroi, i medici e gli infermieri, che lavoravano giorno e notte vestiti come degli astronauti. C’erano persone di famiglia o amiche che morivano senza poter essere salutate dai propri cari.

Sono arrivati i primi compiti da fare da soli a casa e poi si è passati alla didattica a distanza. La scuola si faceva con il computer o con il cellulare attraverso i primi collegamenti su un video. Voi bimbi e noi maestre in piccoli rettangoli uno accanto all’altro, ma lontanissimi. Siete diventati bravi ad accendere e spegnere microfoni e telecamere. Le prime volte vi siete emozionati a vedere i compagni, i migliori amici piccoli piccoli sul monitor, a sentire e vedere le vostre maestre in un quadratino. Giorno dopo giorno la scuola non ha più riaperto, non avete più vissuto la realtà classe, le relazioni umane e sociali con i coetanei e i docenti. Intanto mamma e papà vi aiutavano nei compiti.

È arrivato un arcobaleno colorato con la scritta “andrà tutto bene”, lo avete disegnato e appiccicato sulla porta di casa. Quell’arcobaleno ci ha accompagnati per mesi e mesi. Dall’inverno si è passati in primavera, da Carnevale a Pasqua per arrivare a giugno senza più rivederci. Quanta fatica, quanto impegno da parte vostra e dei genitori, quanta emozione in noi maestre sempre sorridenti nei collegamenti, nei video e rassicuranti negli audio. Alla fine di ogni collegamento ci salutavamo facendo il cuore con le mani. La scuola, la didattica, la programmazione hanno lasciato spazio alle relazioni umane, alle emozioni vere e sincere. Noi maestre siamo entrate in punta di piedi nelle vostre camerette, nelle vostre case,abbiamo conosciuto i vostri animali, abbiamo creato un’alleanza quotidiana con i vostri genitori. Abbiamo inventato un nuovo modo di fare scuola.

Il covid vi ha tolto il secondo quadrimestre. Ora ci rivedremo lunedì 14 settembre a scuola con le mascherine, con il distanziamento sociale, con i gel igienizzanti ma, finalmente, ci guarderemo negli occhi. Non potremo mai cancellare questo periodo della storia personale e sociale, non possiamo e non dobbiamo fare finta di niente, non è stata una parentesi; insieme abbiamo scoperto quanto importante sia la “resilienza” cioè la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre senza perdere la propria umanità. Non è finita la pandemia, non è andato via il virus, ma abbiamo capito che la vita è un dono immenso, che nulla è scontato, che un virus può mettere in ginocchio il mondo ma non può interrompere le relazioni di amicizia e di affetto.

Sarà un anno diverso da tutti gli altri ma lo inizieremo dicendo «Come è bello tornare a scuola».

Ci eravamo lasciati con una frase di Luis Sepulveda che si era ammalato di Covid. Purtroppo non è riuscito a guarire, ma ci ha donato libri meravigliosi e frasi indimenticabili. Nel libro “Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, Fortunata dice: «Volare mi fa paura». Il suo amico gatto Zorba le risponde «Quando succederà, io sarò accanto a te».

Ebbene bambini e ragazzi quando tornerete a scuola e avrete paura delle nuove norme, ci sarà sempre la maestra di turno che vi sussurrerà «Io sono accanto a te».

Buon cammino a scuola protetti dalle maestre e dai professori che,come Zorba, vi stanno accanto.

Simona Tomei

Presidente Associazione Maestri Cattolici di Pinerolo