Yvan Sagnet arriva in Italia dal Camerun per studiare al Politecnico di Torino nel 2008. I primi anni scivolano via bene, senza intoppi. Poi un esame non dato in tempo gli blocca la borsa di studio e lui si trova costretto a cercare un lavoro. Un amico gli segnala la possibilità di andare in Puglia a raccogliere pomodori. Così Yvan arriva a Nardò dove viene ospitato in un centro per migranti. «C’erano più di 1.300 braccianti ammassati in baracche di cartone e plastica. Peggio della mia Africa, dove c’è povertà ma dignità». L’impatto con questo pezzo di Italia è sconvolgente. E non ha ancora visto il peggio. «Verso le 4 del mattino sono arrivati i caporali, tutti africani. Il mio era un sudanese. Ci caricarono su dei furgoni sgangherati per portarci nel luogo della raccolta. Il sistema di pagamento è a cottimo: 3,50 euro per ogni cassa da 300 chilogrammi riempita. Si lavora 12, anche 14 ore di fila. Nel mio primo giorno riuscii a riempire solo 4 casse. Si deve tener conto che ai caporali si deve pagare anche il viaggio e il cibo: 3.50 per un panino; 1.50 per una bottiglia d’acqua. A fine giornata non mi era rimasto nulla».

Due episodi in particolare fanno scattare in Yvan la ribellione verso quel sistema disumano: «Un giorno uno dei miei compagni è svenuto a causa del caldo (si lavorava con una temperatura di 40 gradi). Il caporale voleva 20 euro per portarlo all’ospedale. Per me era una follia. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con un proprietario che pretendeva che i pomodori fossero raccolti uno ad uno. In quel modo sarebbe stato impossibile riempire un numero sufficiente di casse per ricavare un sia pur minimo guadagno. Con alcuni compagni abbiamo iniziato a protestare chiedendo che si aumentasse il compenso a cassa. No ci fu verso. Quando tornai al campo radunai alcuni amici e convincemmo tutti i braccianti a scioperare. Fu il primo sciopero dei braccianti contro i caporali».

Quella protesta porta all’introduzione in Italia del reato di caporalato e al primo processo in Europa sulla riduzione in schiavitù.

L’esperienza di Nardò cambia radicalmente la vita di Yvan che, dopo la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Torino, fonda l’associazione NoCap e si dedica anima e corpo alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro.

Dall’Italia al Brasile

La testimonianza di Sagnet ha aperto, lo scorso 13 giugno, la Festa brasiliana di Solidarietà che l’associazione “Amici di Joaquim Gomes” ha proposto, nella sua 19° edizione, a Piossasco. Accanto a lui è intervenuto Carlos Lima,  coordinatore della “Commissão Pastoral da Terra dell’Alagoas” in Brasile.

Luoghi e contesti differenti, ma situazioni purtroppo simili, fatte di vera e propria riduzione in schiavitù, di allontanamenti forzati dalle famiglie e anche di assassinii perpetrati nelle piantagioni di canna da zucchero. «Ricordo una scena emblematica che rappresenta tutta la gravità del problema – ha raccontato Carlos -: una bambino di nemmeno sei anni con in bocca il ciuccio e in mano il coltello per tagliare la canna». Dati alla mano, ha poi denunciato i passi indietro compiuti dal governo di Jair Bolsonaro nella difesa dei più poveri e degli indios della foresta amazzonica.

A monte di queste situazioni, hanno spiegato i due relatori, c’è una situazione di ingiustizia strutturale a livello mondiale.

«Il caporalato è funzionale ad un sistema economico – ha denunciato Sagnet – e ad un modello di sviluppo insostenibile alimentato e portato avanti dalle multinazionali. Oggi è la grande distribuzione ad imporre i prezzi dei prodotti. I prezzi sono sempre più bassi e questo non dà margine ai nostri produttori, per non parlare dei lavoratori. Il potere contrattuale dei contadini è pari a zero. Questo è il neoliberismo ed è un sistema che va cambiato».

Una situazione senza via d’uscita? No. Per Yvan alcuni strumenti per opporsi ci sono, come ad esempio una “certificazione etica” che garantisca «non solo la qualità del prodotto, ma anche la qualità del lavoro e dei diritti». In seconda battuta la consapevolezza dei lavoratori sfruttati, ma anche dai consumatori. «Ci sono 48 milioni di italiani che vanno a fare la spesa. Se non si pongono delle domande continuano ad alimentare il sistema di sfruttamento. Per questo anche la consapevolezza del consumatore è importante». Da ultimo ha parlato di una “lotta di classe”, fuori però dalle ideologie politiche. «Se siamo arrivati a questo livello c’è anche una responsabilità dei sindacati che non hanno tutelato i braccianti. Noi abbiamo fatto lo sciopero. Senza questo sciopero non avremmo ottenuto la legge sul caporalato. Quando abbiamo scioperato i padroni sono venuti a supplicarci di riprendere il lavoro e lì abbiamo capito la nostra forza. Anche i braccianti possono cambiare le cose!»

P.R.

Festa Brasiliana 2019 – Foto Salvatore Salato

 

 

Yvan Sagnet

Nato il 4 aprile del 1985 a Douala (Camerun), è giunto in Italia per motivi di studi nell’agosto 2008. Nel 2011 è stato il portavoce dello sciopero alla masseria Boncuri (Nardò) contro i caporali e gli imprenditori agricoli. È tra i fondatori dell’associazione internazionale anti caporalato NO-CAP.

Ho scritto due libri “Ama il tuo sogno” che racconta la sua esperienza come raccoglitore di pomodori e descrive il primo sciopero in Italia dei Braccianti migranti.

Il secondo, “Ghetto Italia”, scritto a quattro mani insieme al sociologo Leonardo Palmisano, racconta la dura realtà dei ghetti in cui sono costretti a vivere i braccianti stranieri e mette in evidenza le responsabilità della piccola e grande distribuzione organizzata nel sistema di sfruttamento nelle campagne.

È stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente della repubblica, il 2 febbraio 2017.

 

Carlos Lima

È coordinatore della Commissão Pastoral da Terra dell’Alagoas (lo Stato Federale di Joaquim Gomes). Con coraggio promuove da anni la lotta per il diritto alla terra tra le famiglie di contadini nullatenenti del Brasile e, attraverso specifici programmi, monitora la lotta al lavoro schiavo nelle piantagioni di canna da zucchero del Nord-est brasiliano.