31 luglio 2014

In seguito alle dichiarazione di alcuni operati dell’Indesit di None FIM-CISL di Torino ha diffuso un comunicato stampa. «Mi spiace che i giornalisti di provincia prima di dare giudizi sul Sindacato non sentano i loro rappresentanti. – ha dichiarato il Segretario della FIM-CISL Torino e Canavese, Claudio Chiarle – Avrebbero saputo che le firme poste dai lavoratori nella giornata di ieri, mercoledì 30 luglio, sono la  conclusione di 6 anni di cassa integrazione, ovvero non vi è più possibilità di fare ricorso alla cassa integrazione e comunque l’accordo firmato a maggio 2014 dice che nel caso di ottenimento della cassa in deroga l’ingresso in mobilità sarà posticipato sino a che sarà possibile ottenerne una proroga. Bisogna però anche sapere che da gennaio 2015, la Legge Fornero non prevede più tre anni di mobilità ma solo più due, quindi la perdita dell’ammortizzatore sociale dodici mesi prima. L’accordo di maggio ‘14 è il rinnovo, con un miglioramento dei contenuti, dell’accordo siglato nel 2012 e spiegato ai lavoratori in numerose assemblee. Infatti – ha proseguito il Segretario dei metalmeccanici CISL, Chiarle – quest’anno si è posticipato di un anno l’accordo del 2012 e si sono aggiunti altri cinquemila euro all’incentivazione alla mobilità. Lo stesso accordo di maggio 2014 è stato illustrato ai lavoratori nel corso di due assemblee dei lavoratori molto partecipate, circa 100 lavoratori mediamente presenti. Inoltre, nel frattempo è in corso un insediamento produttivo che prevede, per ora 21 assunzioni. Siamo consapevoli che la proposta di trasferimento a Comunanza richiede un sacrificio enorme ma anche qui le condizioni sono state ampiamente migliorate dal punto di vista economico: trasloco pagato e affitto pagato per un anno».

E conclude ribadendo che i lavoratori non sono stati abbandonati. «Li abbiamo tutelati, sebbene alla fine di un percorso di ammortizzatori sociali. La FIM ci ha messo come sempre “la faccia”, essendo costantemente presente nelle ultime fasi del percorso sindacale. Capisco e comprendo la rabbia dei lavoratori non capisco chi non sente l’opinione del Sindacato ma su di esso da giudizi in libertà e non veritieri».

indesit none