1 maggio 2015

Non è vero che non c’è lavoro. Di lavoro da fare ce n’è moltissimo. Anche in questo estremo lembo dell’impero che è il pinerolese. È sufficiente guardarsi attorno.

Ci sono strade da sistemare e pulire, ci sono abitazioni ed edifici industriali da ristrutturare, ci sono aree da bonificare, campi e orti da coltivare.

Ci sono scuole da far funzionare (alcune, come l’Agrario di Osasco, necessitano addirittura di un ampliamento per poter ospitare tutti gli studenti!).

C’è un patrimonio culturale immenso da conservare, raccontare e e promuovere.

Ci sono ammalati da curare e da guarire, ci sono innocenti da difendere, ci sono diritti da far rispettare.

C’è una montagna da tutelare, boschi da custodire, sentieri da tracciare.

Ci sono pasti da preparare, abiti da cucire, mezzi meccanici da tenere in efficienza.

Ci sono libri e giornali da scrivere (bene!).

E poi ci sono idee da sviluppare e innovazioni cui dare spazio.

L’elenco potrebbe allungarsi ancora.

Dunque il problema non è il lavoro, quanto piuttosto la sua gestione.

Difficile spiegare perché e come siamo arrivati a questo punto.

Burocrazia, avidità, corruzione, impreparazione, mancanza di efficienza, meccanismi perversi della finanza internazionale, pochezza della classe politica, debolezza e miopia dei sindacati.

Ci sta tutto. Puntare il dito, così come sciupare parole, non è per nulla difficile.

Istintivamente nessuno guarda a se stesso come possibile responsabile di tutto questo.

Forse – ma probabilmente qualcuno più preparato di me potrà smentirmi – sta in questa mancanza di assunzione di responsabilità personale la causa di molti mali.

Il 1 maggio è una buona occasione per guardarsi attorno. E soprattutto dentro.

P.R. 

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