4 aprile 2016

Il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha annunciato che le elezioni amministrative per la scelta dei sindaci e il rinnovo dei Consigli Comunali si terranno il prossimo 5 giugno (con eventuale turno di ballottaggio il 19). Gli occhi dei nostri lettori sono puntati, comprensibilmente, alla sfida pinerolese.

Torino, dove si andrà alle urne, viene vista al più, insieme alle altri grandi città, come rilevante per comprendere le ricadute sullo scenario nazionale. In realtà, però, le elezioni nel capoluogo subalpino dovrebbero essere viste con ben maggior interesse da quanti abitano negli oltre 300 comuni dell’ex-Provincia. I torinesi, infatti, scegliendo il loro primo cittadino, contestualmente indicheranno chi sarà il sindaco metropolitano (cioè la guida della Città Metropolitana che ha sostituito la Provincia) nei prossimi cinque anni. Il sindaco di Torino lo è di diritto. Di fatto, i torinesi sceglieranno per tutti noi.
Le Città Metropolitane, nate dal cosiddetto “decreto Delrio“, hanno assunto le competenze della Provincia, tra cui l’edilizia scolastica e la formazione. Più in generale, tutte quelle che potremmo racchiudere nella categoria politiche di coordinamento territoriale. Un Ente assai poco “democratico”.

Il Consiglio Metropolitano, a Torino guidato da una larga coalizione da Pd a Forza Italia, attraverso Moderati e centristi, per chiarire, è un organo composto con elezioni di secondo livello. Vero è che gli ambiti omogenei (in alcuni casi, omogenei per modo di dire) hanno creato spazi di confronto in cui i Comuni hanno voce, ma la legittimazione popolare è assai bassa. Tant’è che pochi, nelle altre comunità locali, sanno quale sia la posta in gioco a Torino.

Sarebbe auspicabile quindi, visto anche lo sfilacciamento interno ai partiti e l’assenza di confronto che li caratterizza, che dagli Enti locali partisse una forte richiesta di risposte su come i candidati a Palazzo di Città pensano di gestire il ruolo di sindaco metropolitano. Pretendere chiarezza per evitare, anche, di perdere quote di sovranità e governance, a tutto danno dei cittadini che dovrebbero subire ancor più il torinocentrismo.

La qualità della democrazia passa innanzitutto dalla diffusione di consapevolezza sulle regole del gioco. A Torino ci eleggono il sindaco metropolitano. Facciamoci sentire.

 

Marco Margrita
Mole Antonelliana

foto Claudio Bonifazio