Si è respirata un’aria di malessere e inquietudine questa mattina, davanti ai cancelli dello stabilimento Indesit di None. Tra oggi e domani, i lavoratori dell’unità produttiva delocalizzata in Polonia e non ancora ricollocati nel mondo del lavoro, sono chiamati ad una scelta sul loro futuro: o accettare 30mila € lordi come sostegno al reddito oppure trasferirsi lavorativamente al sito produttivo Indesit di Comunanza, situato nelle Marche. Il 31 ottobre scadrà infatti la cassa integrazione straordinaria: al momento non si sa se l’ammortizzatore sociale sarà ulteriormente prolungato attraverso una nuova cassa in deroga. In ogni caso, al termine della cassa, scatterà la mobilità, cioè l’anticamera del licenziamento. Se le maestranze non sceglieranno nulla, i 30mila € lordi, a fine ottobre, diventeranno 20mila. Una scelta, quella tra tutto il denaro subito o il trasferimento in una regione lontana, che suona di presa in giro per molti lavoratori. Emblematica la dichiarazione di Salvatore Catania, dipendente 57enne: «L’azienda, dopo 35 anni di lavoro, ha fatto con me come le famiglie che abbandonano i propri cani in autostrada. La mia vita lavorativa è finita: sono troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per trovare una nuova occupazione. Hanno venduto Gesù Cristo per 30 denari e me per 30mila €. Sono stato tradito dai sindacati».

indesit noneSimona Valcarenghi