Circa 3.000 profughi ucraini sono assistiti in varie forme dalle 563 strutture caritative che fanno parte della rete del Banco Alimentare del Piemonte, impegnate per far fronte all’emergenza umanitaria provocata dalla guerra.

 

 

Sono finora circa 3.000 i profughi ucraini aiutati in varie forme, dall’aiuto alimentare all’accoglienza vera e propria, dalle 563 strutture caritative che fanno parte della rete del Banco Alimentare del Piemonte, impegnate per far fronte all’emergenza umanitaria provocata dalla guerra.

 

Dati raccolti dalle strutture affiliate al Banco

La grande maggioranza (78%) sono donne, i minori superano il 67% del totale: vuol dire che scappano dalla guerra le madri, da sole, con i figli e le figlie con meno di 18 anni. Sono questi alcuni dei dati emersi dal questionario sottoposto alle strutture caritative affiliate dal Banco Alimentare del Piemonte, per fare un primo punto della situazione a un mese dall’inizio del conflitto.

 

Sostegno alimentare sul territorio capillare e immediato

«Una delle principali caratteristiche delle associazioni di terzo settore che oggi si muovono nel panorama complesso dei bisogni sociali – spiega il presidente Salvatore Collarino – è la flessibilità, la capacità di intercettare le nuove esigenze, dando risposte pronte e realmente efficaci. Con l’emergenza Ucraina questo aspetto è diventato ancor più lampante. Banco Alimentare del Piemonte ha deciso di puntare sulla propria rete consolidata, per strutturare un’azione di sostegno alimentare sul territorio capillare e immediata. Il questionario che abbiamo proposto alle quasi seicento strutture caritative che collaborano con noi serve proprio per capire meglio come adeguare la nostra mission di aiuto alimentare ai nuovi bisogni. Sono emersi alcuni dati interessanti che permettono ora di concentrare l’aiuto su ciò che realmente serve, avendo anche una fotografia più chiara di quelli che sono i beneficiari di questo aiuto».

 

Soddisfare anche le richieste dei profughi

Ecco, dunque, altri dati interessanti emersi dal questionario. Circa la metà di queste strutture caritative (associazioni di volontariato, parrocchie, case di quartiere…) ha già raccolto materiale da inviare nei territori colpiti dal conflitto, un terzo è attivo nel sostegno dei profughi accolti in Italia, un centinaio di enti li accoglie direttamente. Tutti, comunque, si dicono in grado di sostenere, oltre ai tradizionali assistiti che ritirano periodicamente la busta della spesa, anche le maggiori richieste che dovessero arrivare dai profughi ucraini. Le richieste si concentrano su cibo a lunga conservazione (un terzo della raccolta) e prodotti per l’infanzia, poi vestiti, medicine e prodotti sanitari, biancheria, materiale scolastico.