Lunedì scorso mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo emerito di Pinerolo,  ha fatto visita al campo profughi alle porte di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

In seguito ai ripetuti attacchi terroristici nel nord del Paese, infatti, molte persone si sono riversate nella capitale per trovare un luogo più sicuro rispetto ai villaggi, dove le incursioni dei fondamentalisti islamici sono all’ordine del giorno.

«Qui si trovano circa una migliaio di persone fuggite da nord Sahel – scrive monsignor Debernardi -. Sono ammassati in quattro piccolissime scuole elementari. Più che scuole sono catapecchie. Nelle stanzette messe a loro disposizione (una ventina) hanno messo tutto quanto sono riusciti a portare via dalle loro case, fuggendo dai loro villaggi. La maggior parte di loro vive giorno e notte all’aperto. Però stanno arrivando le prime piogge. La situazione diventa molto più difficile. In questa periferia della città, tra le più povere, non c’è luce elettrica, non c è acqua, non ci sono fogne, non c è vegetazione. Anche per defecare ognuno deve arrangiarsi. Ricevono una piccola colazione al mattino e un piatto di riso alla sera. È una situazione che ha nulla di umano. Non esagero. Il Burkina da solo non può affrontare questa emergenza che si ingrandisce giorno dopo giorno. Il flusso migratorio continua ad aumentare. O entra in azione la solidarietà internazionale oppure tutta questa gente continuerà a soffrire e a morire». Monsignor Debernardi aggiunge: «Ho incontrato in mezzo a questa gente un giovane che insieme alla sua numerosa famiglia ha perso tutto il bestiame rubato dai terroristi. È fuggito per le minacce e le angherie che molto spesso ricevevano lui e i suoi famigliari. Alcuni zii sono stati uccisi. È un giovane pieno di fede. Sa che Allah è provvidenza e non li abbandona. Si Chiama Ali. Anche in mezzo al deserto fiorisce la speranza».

Questa mattina monsignor Pier Giorgio ci ha riferito telefonicamente che metterà in contatto la Caritas locale con quella italiana per predisporre dei progetti di rapido intervento al fine di garantire ai profughi almeno un riparo contro l’imminente stagione delle piogge.