14 novembre 2015

000_ARP4334518-755x491“Una terza guerra mondiale” l’ha definita Papa Francesco tempo fa. Una definizione profetica e, purtroppo, molto realistica. Una riflessione geopolitica che aveva fotografato la drammatica realtà che sta caratterizzando il mondo contemporaneo. Certo, dopo la carneficina di Parigi ad opera di militanti e terroristi dell’Isis, almeno stando alle prime rivendicazioni, c’è il momento della solidarietà, dello sdegno, della paura e del disorientamento. Ma il compito della politica, degli Stati e soprattutto delle grandi potenze mondiali adesso è quello di agire su più fronti. Su quello, come ovvio, della tutela e della garanzia della sicurezza dei cittadini. Ma poi, soprattutto, su quello delle radici della malapianta del terrorismo di matrice islamica. Una battaglia che richiede adesso, ed obbligatoriamente, il contributo fattivo di tutte le grandi potenze mondiali. Non si può combattere un terrorismo senza frontiere e senza confini escludendo qualcuno o qualcosa perchè c’è un disaccordo sul terreno economico o degli interessi da tutelare. Se dovesse prevalere, ancora una volta, questa impostazione cieca ed irresponsabile, sarebbe poi inutile piangere le vittime selvaggiamente falcidiate da questi terroristi.

Dunque, è il momento che la politica, gli organismi sovranazionali ed internazionali, le grandi potenze e la diplomazia dei singoli Stati entrino definitivamente in azione. Il tentennamento, le pregiudiziali, i rancori e le incomprensioni devono cedere il passo all’accordo su scala globale, e non più rinviabile e prorogabile, su come battere ed estirpare il terrorismo di matrice islamica.

Il Papa lo ha ricordato con il suo coraggio e la sua profezia. Non lasciamolo, ancora una volta, solo nella denuncia e nella fotografia di ciò che capita realmente nel mondo contemporaneo.

 

Stefania Parisi